ALLA SCOPERTA DEL GIAPPONE: L’ARTE DELLA YOKOHAMA SHASHIN IN MOSTRA A MILANO

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I misteri e l’elegante estetica del Giappone sbarcano a Milano. Dal 27 Aprile al 30 Giugno 2016 la fondazione Luciana Matalon (Foro Buonaparte 67) ospita l’esposizione “Alla scoperta del Giappone”: un viaggio per immagini dal primo scatto del 1860 al 1910. The Italian Eye vi invita a scoprire come uno dei primi foto-giornalisti del XIX secolo, Felice Beato, ha rivoluzionato la fotografia in Asia e creato l’esclusiva scuola fotografica di Yokohama Shashin.

 Yokohama Shashin

Yokohama Shashin

Il Giappone rappresenta spesso per gli occidentali l’esotismo per eccellenza, un luogo misterioso, estremamente elegante e caratterizzato da tradizioni lontanissime a quelle a cui si è abituati. È forse proprio grazie a questa sua diversità che è in grado di esercitare un fascino magnetico, imponendosi e influenzandoci in ogni campo culturale. E così nelle città di tutto il mondo la letteratura di Murakami svetta ai primi posti in classifica dei libri più venduti, compaiono sushi restaurants ad ogni angolo, e più ci addentriamo in questa dimensione a noi sconosciuta più ci conquista, proponendo i propri tratti maggiormente fruibili come una vera e proprio moda.

Il fascino per l’Oriente non è certo una novità del XXI secolo. È infatti a partire dal 1600 che l’Orientalismo, il tentativo di conoscere e di appropriarsi dei costumi e delle tradizioni dei popoli orientali, inizia ad imporsi sul panorama culturale occidentale. Il gusto del far east diventa una vera e propria tendenza per tutto il corso dell’Ottocento fino agli inizi del Novecento, influenzando in un primo momento l’estetica artistica ed affermandosi poi anche sullo stile decorativo degli interni e sul vestiario.

 Yokohama Shashin

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Felice Beato nasce a Corfù nel 1833, da madre italiana e padre inglese, ed è uno fra i primi fotografi ad immortalare scene di vita nell’Asia Orientale. I suoi numerosi viaggi gli hanno permesso di documentare ribellioni ed avvenimenti storici, diventando di fatto uno dei primi esponenti di foto-giornalismo e influenzando profondamente l’immagine che in Europa si stava creando del continente asiatico. Fu proprio il suo prolungato soggiorno in Giappone, dove dal 1863 rimase per oltre 15 anni, ad aumentarne la fama e il successo economico. Qui, insieme al pittore Charles Wirgman, Beato creò la scuola fotografica di Yokohama Shashin, collaborando con vari artisti locali e dettando le regole per una nuova tendenza in ambito fotografico.

Yokohama Shashin

La caratteristica innovativa della Yokohama Sashin stava nella minuziosa colorazione che veniva fatta in atelier delle fotografie in bianco e nero. La colorazione richiedeva un lavoro lungo e certosino: gli artisti dell’atelier di Yokohama si dedicavano esclusivamente all’opera di colorazione, mentre le immagini venivano scattate da fotografi professionisti, primo fra tutti Beato, i quali ricercavano soggetti che rendessero l’idea del Giappone più conforme a ciò che di esso ci si immaginava in Occidente, immortalando geishe, samurai, monaci buddisti, lottatori di sumo, artigiani, paesaggi e fiori delicati.

Yokohama Shashin

Inizialmente vennero usati dei pigmenti solubili in acqua, in modo tale da creare un effetto lieve ed elegante che risultasse più trasparente sull’immagine, un metodo di colorazione molto diverso rispetto a quello europeo che invece prediligeva tempere ad olio, più pesanti e pastose. Alla pittura veniva aggiunta una piccola quantità di nikawa, colla di pelle di daino, che permettesse ai pigmenti di aderire alle stampe, mentre il metodo e gli strumenti utilizzati per l’applicazione rimanevano quelli tipici della tradizione calligrafica e pittorica giapponese. Soltanto in seguito, verso la fine del XIX secolo, iniziarono ad essere usate delle tempere sintetiche, contenenti anilina.

Yokohama Shashin

Le stampe ottennero fin da subito un enorme successo. Gli acquirenti erano soprattutto turisti, affascinati dalla novità dei colori e dalla raffinatezza ed estrema esoticità delle immagini scattate, volenterosi di portarsi a casa un pezzettino di Oriente. Grazie all’enorme successo commerciale, il numero di artisti negli atelier crebbe di anno in anno e l’attività iniziata da Felice Beato continuò ad essere vivida e fiorente anche ben oltre la partenza dell’artista italo-inglese, fino alla fine del periodo Meiji nel 1912. All’interno degli atelier vigeva una rigida organizzazione gerarchica, lasciando però ad ogni colorista qualche piccola libertà artistica individuale. Spesso le stampe sono state soggetto di scambi fra atelier e fra fotografi, tanto che ad oggi rimane difficile attribuire con certezza alcune opere ad un autore specifico.

 Yokohama Shashin

La mostra “Alla scoperta del Giappone. Felice Beato e la scuola fotografica di Yokohama 1860-1910” aprirà le porte al pubblico il 27 aprile, rimanendo a Milano fino al 30 giugno 2016. Situata all’interno della Fondazione Luciana Matalon, fa parte del circuito di Phofestival (trovate qui tutto ciò che c’è da sapere sul festival) e rientra nelle celebrazioni ufficiali per il 150° anniversario della firma del Trattato di amicizia e commercio tra Italia e Giappone.

Yokohama Shashin

Ogni giovedì sera, accanto alla mostra, vengono proposte iniziative, conferenze e dimostrazioni artistiche per conoscere e approfondire le tematiche sociali, culturali e linguistiche del Giappone. Trovate qui il programma completo, per un tuffo nel profondo dell’Oriente.

 

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