VIAGGIO IN BASILICATA, OLTRE MATERA

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10 piccoli borghi poco conosciuti da scoprire in Lucania. Al di là del celebre capoluogo di provincia, percorrere la regione da Nord a Sud e da Ovest a Est permette di scoprire innumerevoli piccole perle incastonate nel tessuto paesaggistico. Addentriamoci dunque in un viaggio in Basilicata tra borghi semi-sconosciuti le cui peculiarità architettoniche, urbanistiche e storiche stupiscono e incantano. 

Dopo un lungo passato nelle retrovie turistico-culturali italiane, di Basilicata negli ultimi anni si parla molto più spesso. Questo grazie anche a una consistente campagna mediatica, passata addirittura attraverso il cinema. E se ne parla soprattutto riferendosi alla riscoperta Matera, prossima Capitale Europea della Cultura, ma anche ai punti di partenza e arrivo del famigerato Volo dell’Angelo (Castelmezzano e Pietrapertosa); alla cittadina affacciata su uno spettacolare tratto di Tirreno, Maratea; e infine al borgo fantasma di Craco e all’Aliano dei calanchi e delle testimonianze di Carlo Levi. 

Tralasciando questi centri (relativamente) più noti, vediamo quanto d’altro può offrire un viaggio in Basilicata (decretata dal New York Times meta turistica da non perdere nel 2018) in un percorso attraverso 10 borghi – tra i tanti che meriterebbero di essere menzionati – meno conosciuti e in grado di affascinare con la loro semplicità congiunta a scorci mozzafiato, posizioni singolari, peculiarità storiche e di tradizioni.

Castel Lagopesole                                        

Viaggio in Basilicata, la Valle di Vitalba e il Vulture al limitare - Photo by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Viaggio in Basilicata, la Valle di Vitalba e il Vulture al limitare – Photo by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Da una collina di oltre 800 metri, il piccolissimo borgo (frazione della vicina Avigliano) sovrasta la verde valle di Vitalba. Lo fa stringendosi intorno ad un maniero federiciano e fronteggiando il movimentato profilo del Monte Vulture (vulcano spento), nitidamente visibile all’altra estremità della vallata. Questo è il castello che l’imperatore Federico II di Svevia e suo figlio Manfredi scelsero come residenza di caccia, ampliando una struttura probabilmente già costruita dai Saraceni. 

Viaggio in Basilicata, il castello e il borgo di Lagopesole - Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Viaggio in Basilicata, il castello e il borgo di Lagopesole – Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Visitando e perdendosi nel paesaggio che circonda Lagopesole (nel nome il riferimento a un piccolo antico lago, ormai prosciugato) risuona ancora il passato svevo e risorgimentale del castello. L’atmosfera sa di corti reali in villeggiatura, di battute di caccia al galoppo tra la fitta vegetazione, di scorribande di briganti. Il borgo fu infatti assediato nel periodo postunitario nientemeno che dalle bande del famigerato Carmine Crocco. Proveniente dalla vicina Rionero, fecero proprio di questo castello il loro rifugio. Un viaggio in Basilicata e attraverso la sua storia non può prescindere da questa leggendaria figura.

Pietragalla

Viaggio in Basilicata, Pietragalla e i tipici palmenti - Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Viaggio in Basilicata, Pietragalla e i tipici palmenti – Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Pietragalla è il comune simbolo di una specifica archeologia e architettura rurale. Raggiungendo l’abitato – posto su un altipiano terrazzato a oltre 800 metri sul livello del mare – si possono ammirare circa 200 “palmenti”, rincantucciati. Quelle che sembrano abitazioni rurali di un lontano passato formano in realtà un complesso di grotte che ha origine nella prima metà del XIX secolo, frutto dei vignaiuoli del posto, esempio unico in Basilicata e forse in Europa. Si tratta di strutture scavate nel tufo, in perfetta armonia con il contesto territoriale, composte da due o quattro vasche in cui avveniva, fino alla fine degli anni sessanta, la pigiatura con i piedi delle uve e la fermentazione del mosto. Il vino ottenuto veniva depositato poi in botti in legno, di artigiana fattura, sistemate nelle altrettanto caratteristiche grotte (Rutt) del centro storico. Da segnalare, nel borgo, anche il cinquecentesco palazzo ducale in pietra.

Tricarico

 Viaggio in Basilicata, il rione saraceno di Tricarico - Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Viaggio in Basilicata, il rione saraceno di Tricarico – Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Cittadina arabo-normanna. Così la si definisce diffusamente, sottolineando come il suo impianto urbanistico medioevale, su tre colli, sia tra i meglio conservati in Basilicata. E a ben dire. Il comune dell’alta collina materana ha una storia lungae riccamente ancora ben documentata, il cui prestigio è legato in gran parte alla sua antica diocesi, attestata prima dell’anno mille e in origine di rito bizantino.

La Torre Normanna è l’espressione più evidente di quell’epoca storica. Un maschio inserito in quello che era un castello del IX secolo, prima di essere donato alla Clarisse nel 1033 e trasformato nel ricchissimo monastero di Santa Chiara. A questo maniero succedette il Palazzo Ducale, dimora dei conti normanni di Tricarico (in primis la prestigiosa famiglia dei Sanseverino). Lo si ammira nel cuore storico della città, a pochi passi dal Duomo edificato nell’anno mille per volere del normanno Roberto il Guiscardo. Unica cattedrale lucana a vantare un ingresso a doppio arco, nel 1383 ospitò nientemeno che l’incoronazione di un re di Napoli, Luigi I d’Angiò.

A pochi passi, tra il palazzo vescovile e quello ducale, si apre un varco. È la Porta Vecchia o Arco di re Ladislao, una delle diverse vie di accesso alla città fortificata tutt’ora ammirabili. E il passato arabo?  Tricarico fu roccaforte araba nell’800, prima che divenisse fortificazione bizantina e poi feudo normanno. E la sua traccia nel tessuto urbano è più che viva nei rioni della Saracena e della Ràbata. Il primo si sviluppa attorno a un fortilizio del quale si conserva ancora la torre, la porta e parte delle mura; il secondo è il quartiere residenziale di epoca araba, cui si accede attraverso una porta protetta da una piccola torre contigua.

Ferrandina

Viaggio in Basilicata, veduta di Ferrandina, borgo della val Basento - Foto By Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Viaggio in Basilicata, veduta di Ferrandina, borgo della val Basento – Foto By Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Schiere di case basse e bianche (o dipinte in tenui tinte pastello) addossate l’un l’altra si affacciano sulla valle del Basento. L’immagine pittoresca è quella di una cittadina delle media collina materana, che deve il suo nome a Federico d’Aragona. Nel 1494, infatti, la battezzò così in onore di suo padre, re Ferrante I (o Ferrantino). Agli aragonesi si deve anche la dignità e il titolo di “civitas” attribuito a Ferrandina dal sovrano Ferdinando il Cattolico nel 1507. Un riconoscimento importante, a cui il popolo rese omaggio nella Chiesa madre di Santa Maria della Croce, che spicca per i tre portali cinquecenteschi e le tre cupole in stile bizantino. La chiesa conserva all’interno due statue dorate raffiguranti proprio il re di Napoli Ferrante d’Aragona e sua moglie, Isabella di Chiaromonte.

Ma il passato longobardo, normanno e poi aragonese, è solo successivo alle ben più antiche radici di Ferrandina, che affondano nella Magna Grecia del 1000 a.C. Come, del resto, quelle della non lontana Metaponto e di molti centri della pianura che da essa prende il nome. All’epoca si chiamava Troilia, importante centro di cultura ellenica costruito per ricordare e onorare la ben più nota città distrutta dell’Asia Minore, Troia.

Montescaglioso

Viaggio in Basilicata, i calanchi di Montescaglioso - Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Viaggio in Basilicata, i calanchi di Montescaglioso – Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Posta su un’altura della brulla collina materana che guarda già alla pianura costiera metapontina, la cittadina (circa 10.000 abitanti, un record per la media dei comuni lucani) condivide con il celebre capoluogo un vasto territorio del Parco della Murgia Materana. Quest’area di interesse archeologico, storico e naturale è disseminata di chiese rupestri, ossia edifici ad uso religioso (poi anche abitativo e pastorale) scavati nella roccia e risalenti all’alto medioevo, spesso adornati da antichi, semplici affreschi. Definita anche “città dei Monasteri” per la presenza di ben quattro complessi monastici (tra i quali spicca l’abbazia di San Michele Arcangelo, risalente al XII secolo), nel 2012 si è fregiata del riconoscimento di comune Gioiello D’Italia. A colpire nel suo centro storico è il contrasto tra la basse case bianche e la pietra grigia delle architetture religiose. Tra queste domina il tardo barocco di stile già ampiamente pugliese.

Armento

Viaggio in Basilicata, il rione Casale di Armento - Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Viaggio in Basilicata, il rione Casale di Armento – Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Il minuscolo centro della Val D’Agri, sviluppatosi soprattutto intorno all’anno mille con l’arrivo dei monaci basiliani, è in realtà testimone di una storia più che millenaria. Sulle semi-brulle colline che fronteggiano il paese – in località Serra Lustrante – si erge un sito archeologico che ha dato alla luce ritrovamenti straordinari. Sono i resti di un antico santuario dedicato ad Eracle, insieme a corredi funerari testimoni della presenza di un’area sacra di origine greca risalente addirittura al IV secolo a.C.

A colpire di Armento è soprattutto l’antico rione “Casale”, quasi slegato dal corpo principale del paese. Tra le piccole case in pietra, in gran parte diroccate, si ravvisano le rovine del gentilizio palazzo del console romano Terenzio Lucano, che soggiornò proprio nel territorio. Diversi inoltre i palazzi e i portali di epoca settecentesca che attirano lo sguardo attento di chi girovaga per il borgo.

Viaggio in Basilicata, la gola formata dal fiume Agri - Foto by Fabio Cocchia, Viaggiando in Basilicata

Viaggio in Basilicata, la gola formata dal fiume Agri – Foto by Fabio Cocchia, Viaggiando in Basilicata

Poco distante, a valle del paese, si può ammirare uno scenario mozzafiato. Per un attimo ci si dimentica di essere in Basilicata, rimandati alle suggestioni dei canyon d’Oltreoceano. È la visione della Murgia (o Pietre) di Sant’Oronzo, porta di accesso fisica e simbolica al Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri e Lagonegrese. Il lento lavorio del fiume Agri ha dato origine nei millenni a una spettacolare gola, tra pinnacoli conglomeratici (alti più di cento metri) e pareti a strapiombo. Il tutto formatosi per effetto di erosioni su depositi sedimentari fortemente cementati.

Brienza

Viaggio in Basilicata, il castello Caracciolo di Brienza domina il borgo - Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Viaggio in Basilicata, il castello Caracciolo di Brienza domina il borgo – Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Un paese ridente e laborioso, un tempo importante centro del Regno di Napoli in quanto feudo dei marchesi Caracciolo, tra le cento più ricche e potenti famiglie dell’epoca. Questo tipico borgo di origine alto-medievale longobarda è tra i pochi paesi della Basilicata ad aver conservato tale struttura architettonica. Si è sviluppato infatti intorno all’anno mille, avviluppandosi al colle sui cui sorge il castello (Caracciolo, appunto, di probabile origine angioina). Oltre alla vista del maniero che domina l’abitato dalla stretta valle del torrente Pergola (corso d’acqua che attraversa direttamente il paese, anche questa rarità tra i comuni lucani,) Brienza colpisce per i diversi, pregevoli portali in pietra di epoca ottocentesca sorti dopo il terremoto del 1857.

Interessante anche il Convento dell’Annunziata (oggi Municipio) con il chiostro che conserva affreschi del ‘700. Il visitatore sarà sicuramente incuriosito dalla leggenda della bella Bianca di Brienza, che visse con sfarzo nel castello attorno alla metà del 1300, prima di essere rapita dai pirati durante un viaggio sul Tirreno e portata ad Algeri. Si narra che nel castello sia ancora nascosto il suo tesoro, nella segreta e inaccessibile 366esima stanza!

Tursi

Viaggio in Basilicata, la Rabatana di Tursi - Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Viaggio in Basilicata, la Rabatana di Tursi – Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Il centro a cavallo tra le valli dell’Agri e del Sinni, dalla forte impronta saracena, vanta un nucleo abitativo primordiale suggestivamente limitato da ogni lato da profondi calanchi, tipici della collina lucana. Si tratta della Rabatana, così battezzato appunto dalle popolazioni arabe che dominarono il borgo dopo che fu fondato dai Goti nel V secolo. La peculiarità di questo luogo sono le case basse in pietra a circondare un antico castello. I cunicoli sotterranei di quella che fu la dimora di signorotti locali e marchesi fino al 1500 sono addirittura ancora visibili.

Alla Rabatana si accede da un’ampia e ripida gradinata chiamata in dialetto petrizze e costruita dal duca Carlo Doria, nipote di Andrea, signore di Genova. La struttura si accrebbe in realtà anche dopo la cacciata dei Saraceni, in epoca bizantina, quando Tursi era sede vescovile di rito greco e capoluogo. Nei suoi vicoli il richiamo è ai i versi del poeta dialettale novecentesco Albino Pierro, nativo di Tursi. Passeggiando nel centro storico a valle della Rabatana, si resta invece affascinati dai diversi palazzi gentilizi, dagli stretti vicoli e dai tipici archi tra le abitazioni.

Nei dintorni, da non perdere la borgata di Anglona. Questa antica città romana nota per l’omonimo santuario dell’anno mille e costruito in tufo e travertino, è infatti monumento nazionale dal 1931.

Valsinni

Viaggio in Basiicata, Valsinni e l'omonima vallata - Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Viaggio in Basiicata, Valsinni e l’omonima vallata – Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Un comune tutto “da sfogliare” e parzialmente più noto, adagiato tra il Pollino e il mare (Jonio). Nelle sale del Castello dei Morra – sede dell’omonimo Parco Letterario – risuonano i versi struggenti della poetessa Isabella. Figlia del feudatario e voce originale della lirica femminile del ‘500, gli echi della sua storia non sono definibili in altro modo che tragici. Fu uccisa infatti dall’ira dei fratelli a causa del presunto legame sentimentale con Diego Sandoval de Castro, signore della vicina Bollita (l’attuale Nova Siri), con cui Isabella aveva intrecciato una relazione epistolare incentrata proprio sulla letteratura. Sui fianchi del contrafforte roccioso su cui sorge il castello e ai suoi piedi si snodano i vicoli del borgo medievale, collegati tra loro dai caratteristici gafii (una visione molto comune in un viaggio in Basilicata), stretti passaggi coperti a volta che si aprono al di sotto delle antiche case.

San Costantino Albanese

Viaggio in Basilicata, San Costantino Albanese sorge nel cuore del Parco Nazionale del Pollino - Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Viaggio in Basilicata, San Costantino Albanese sorge nel cuore del Parco Nazionale del Pollino – Foto by Fabio Cocchia, Fotografando Basilicata

Avremmo potuto selezionare tanti altri piccoli e affascinanti borghi tra quelli abbarbicati sulle pendici del massiccio del Pollino, paesi-porta di accesso al più grande Parco Nazionale italiano. Proponiamo San Costantino in quanto testimone, insieme al vicino San Paolo Albanese, di una minoranza etnica (quella arbëreshë appunto), la cui identità e cultura sono ancora vivissime in molti centri a cavallo tra Basilicata e Calabria.

Il borgo nasce con l’insediamento in Val Sarmento di popolazioni albanesi esuli dai territori balcanici sud – occidentali, in seguito alla migrazione avvenuta nel 1534 con la caduta della fortezza albanese di Korone sotto il controllo turco. Vale una visita – oltre che come base per avventurarsi tra i boschi e le praterie di vetta del Pollino – per scoprire questa cultura. L’antico idioma è addirittura usato dalla popolazione del luogo come lingua madre. Il centro storico ospita l’Etnomuseo della Civiltà Contadina Arbëreshë, che dispone anche di un laboratorio per la costruzione di strumenti musicali tipici. Dal 2013, inoltre, è possibile sperimentarvi il “Volo dell’Aquila”, struttura che consente di far provare la simulazione di un volo in deltaplano a 4 persone contemporaneamente!

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