TV 70: FRANCESCO VEZZOLI GUARDA LA RAI ALLA FONDAZIONE PRADA

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Fondazione Prada esplora la televisione degli anni 70 attraverso lo sguardo di Francesco Vezzoli. Tra esperienza individuale e mitologie collettive.

TV 70: FRANCESCO VEZZOLI GUARDA LA RAI ALLA FONDAZIONE PRADA

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LA TV COME MOTORE DI CAMBIAMENTO SOCIALE E POLITICO TRA ANNI 70 E 80 

Francesco Vezzoli esplora il ruolo avuto dalla televisione italiana, in particolare dalla RAI, nello sviluppo socio culturale degli anni settanta. E lo fa con una mostra alla Fondazione Prada. La televisione pubblica è vista come un motore di cambiamento sociale e politico nel quadro di un paese a cavallo tra le rivendicazioni degli anni Settanta e l’edonismo degli anni Ottanta. Il suo ruolo è stato quindi quello di una potentissima macchina di produzione culturale ed identitaria. Durante il decennio a cavallo tra Settanta e Ottanta la RAI abbandona la propria vocazione pedagogica e si caratterizza per l’elevatissimo livello culturale delle sue proposte. Iniziano così le collaborazioni con Bertolucci, Fellini, i fratelli Taviani.

In bilico tra la sua austera formalità e la nuova carica innovativa la televisione pubblica è un potente detonatore per lo svilupparsi dell’immaginario collettivo, anticipando le modalità di storytelling tipiche della televisione commerciale del decennio successivo. Dalla cultura si passa così all’informazione, ed infine alla comunicazione. 

TV 70: FRANCESCO VEZZOLI GUARDA LA RAI ALLA FONDAZIONE PRADA

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UN’INDAGINE SUL COSTUME CONTEMPORANEO E SULLE SUE RADICI

Come spiega Francesco Vezzoli: “Con questo progetto ho voluto realizzare un percorso rischioso e denso, duro quando l’argomento lo richiede, ma anche divertente e surreale. Un’indagine vera sul costume contemporaneo e sulle sue radici, ma con un senso critico sull’oggi. La televisione degli anni Settanta produceva riti e, di conseguenza, miti assoluti e duraturi che ancora oggi, riproposti in questa mostra, possono ispirare scelte non convenzionali”.

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LA TELEVISIONE PUBBLICA E L’ARTE, LA POLITICA E L’INTRATTENIMENTO

La mostra è stata pensata come una sequenza di associazioni visive e semantiche che prende forma negli spazi della galleria Nord, del Podium e della galleria Sud della Fondazione. Il percorso dell’esposizione è stato ideato da Mathias Augustyniak e Micheal Amzalag e si basa sulla fusione tra dimensione spaziale e temporale, combinando la tradizionale esposizione museale con la riproduzione su schermo di immagini in movimento. Documenti provenienti dagli archivi Rai sono accostati a dipinti, sculture e installazioni artistiche. La mostra è divisa in tre sezioni distinte che affrontano il rapporto tra televisione pubblica e arte, politica ed intrattenimento. 

La prima sezione è quella dedicata al rapporto tra Rai ed arte, in mostra sono allestite opere pittoriche, tra cui La visita della sera di Guttuso (1980), che vengono spiegate dagli stessi artisti in video della Rai. La seconda sezione che il visitatore affronta è quella relativa al rapporto tra Rai e politica. All’interno di una stanza dalle pareti e dai pavimenti completamente neri, non a caso, sono allestite delle postazioni che riproducono i telegiornali più significativi del periodo a cavallo tra anni settanta e ottanta. La riproduzione in simultanea dei telegiornali aumenta la sensazione quasi claustrofobica voluta dall’artista. Si susseguono, nella stessa stanza, tutti i telegiornali che hanno annunciato agli italiani il rapimento di Aldo Moro, l’assassinio di Walter Tobagi, la strage alla stazione di Bologna, l’omicidio di Pier Paolo Pasolini, la morte di Gian Giacomo Feltrinelli.

TV 70: FRANCESCO VEZZOLI GUARDA LA RAI ALLA FONDAZIONE PRADA

In questo modo il visitatore è letteralmente proiettato nell’Italia di uno dei decenni più drammatici della storia della politica italiana. Infine, in giocosa contrapposizione agli eventi appena narrati, Vezzoli ci proietta nel mondo luccicante dell’intrattenimento, il cui impatto, grazie a questa scelta espositiva, è ancora più forte e dirompente. La voce di Mina, i balletti della Carrà e le gambe delle sorelle Kessler sembrano strizzare l’occhio al visitatore che ha appena appreso della strage di Ustica, o dell’assassinio di Vittorio Occorso, e non sa più come orientarsi nella mostra, come nel mondo. Siamo alle origini di quella che diventerà la forma di comunicazione tipica della televisione commerciale: donnine discinte che cantano sotto la doccia, facile comicità con ancor più facili allusioni sessuali. Siamo all’alba del trash, di quel fenomeno che caratterizzerà gli anni novanta e tutta la successiva comunicazione televisiva italiana. 

TRILOGIA DELLA RAI: UN’OPERA SUL NOSTRO UNIVERSO COLLETTIVO

La mostra termina il suo percorso all’interno del Cinema di Fondazione Prada dove è allestita l’opera Trilogia della Rai. L’opera è un montaggio di passaggi televisivi in cui sono riconoscibili le icone dell’infanzia di Francesco Vezzoli. Mescolando generi diversi l’artista riesce a trasformare la sua memoria personale in una memoria collettiva; e in essa il visitatore non può fare a meno di riconoscersi in quanto spettatore.

Ed è proprio su questa contraddizione, essere visitatore di una mostra d’arte ma anche spettatore televisivo, che si fonda l’installazione Applausi di Gianni Pettena. Un montaggio in stile Blob che fa sorridere e ricordare; che suscita, all’interno del piccolo e suggestivo cinema della Fondazione, veri applausi davanti al genialità comunicativa del montaggio d’autore.

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RIVEDIAMOLI: MARATONE DI TELEVISIONE

Una delle chicche della mostra è che nel periodo della sua durata verranno organizzate delle vere e proprie maratone per proporre integralmente dei programmi Rai che hanno modificato e innovato il racconto televisivo. Documentari d’autore, varietà femminili, sceneggiati di genere e teatro di avanguardia; ognuno a suo modo ha portato una fortissima carica d’innovazione. Rivedendole oggi lo spettatore potrà constatarne non solo l’avanguardia, ma anche la capacità di intrattenimento e di approfondimento. Il tutto a distanza di quarant’anni.

BAR LUCE

TV 70: FRANCESCO VEZZOLI GUARDA LA RAI ALLA FONDAZIONE PRADA

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Al termine della mostra vi suggeriamo di gustare un aperitivo o una fetta della mitica torta rosa al Bar Luce. Concepito dal genio di Wes Anderson e arredato con semplici tavolini in formica, alla cui texture è ispirato anche il menù, il bar ricrea l’atmosfera di un tipico caffè della vecchia Milano. Il regista ha progettato il locale immaginando un luogo dove avrebbe passato volentieri le sue giornate a scrivere un film o, più semplicemente, a leggere e conversare. Perfetto per un dopo mostra, ma talmente bello che ne vale la pena anche per chi l’avesse già visitata. Un luogo dove concedersi del tempo anche solitario in uno degli spazi più innovativi di Milano, quello della Fondazione Prada.

TV 70: FRANCESCO VEZZOLI GUARDA LA RAI

Fino al 24 settembre

Largo Isarco, 2, 20139 Milano
Orari: 10–20
+39 02 5666 2611

Bar Luce

lunedì / mercoledì / giovedì, 9 – 21
venerdì / sabato / domenica, 9 – 22
Chiuso il martedì

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