TRIPTHERAPY: IL GIRO DEL MONDO SENZA AEREI IN 1000 GIORNI

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 Avete presente quei momenti in cui vorreste mollare tutto e cambiare vita? Quegli attimi in cui ogni cosa vi sembra vuota e priva di vera sostanza, il lavoro banale e ripetitivo, il tran tran quotidiano troppo monotono? Ecco, Claudio Pelizzeni, 32 anni, ex bancario, non si è limitato a pensarlo. Ha veramente mollato tutto, casa, lavoro, sicurezza, per lanciarsi in un progetto grandioso: il giro del mondo in 1000 giorni senza mai prendere un aereo. E così è nato TripTherapy, un viaggio raccontato in un blog e in un profilo Instagram. E a breve anche in un libro.

A fine marzo 2014 Claudio si è licenziato e ha lasciato tutto per inseguire le sue passioni. Partenza fissata il 4 maggio con un primo ambizioso obiettivo: raggiungere l’Australia senza prendere mai un volo (parliamo di circa 48.000 chilometri e 16 nazioni in 9 mesi). Inizia così, in direzione est, verso il sorgere del sole, il lungo viaggio di Claudio, alias TripTherapy. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo per The Italian Eye Magazine.

TripTherapy: Il giro del mondo senza aerei in 1000 giorni

TripTherapy: Il giro del mondo senza aerei in 1000 giorni

Claudio grazie per aver accettato questa intervista. In che parte del mondo sei in questo momento e come stai vivendo quelli che sono ormai gli ultimi giorni di questo lungo viaggio? Hai voglia di tornare?

TripTherapy: In questo momento mi trovo in Senegal e mancano 75 giorni alla fine del viaggio. Da un lato c’è voglia di tornare, dall’altro non tanto; la sensazione è un po’ quella di arrivare alla data di scadenza. Cosa mi aspetta dopo? Chissà cosa sarà, sarà forse un viaggio più importante di quello che ho intrapreso. Però ho voglia di mettermi alla prova, di tornare, di abbracciare gli amici e la famiglia, voglia di costruire qualcosa con l’esperienza accumulata, di iniziare un nuovo viaggio, diverso da quello fatto fino adesso. Voglio mettere a frutto l’esperienza accumulata in questi 1000 giorni.

TripTherapy: Il giro del mondo senza aerei in 1000 giorni

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Quale è stata la scintilla che ti ha fatto prendere la decisione radicale di lasciare il lavoro ed una vita “normale” per inseguire questo sogno?

TripTherapy: È stato un tramonto sul treno che prendevo tutti i giorni da Milano a Piacenza per lavoro. Mi sentivo infelice, non riuscivo a trovare una soluzione, e quel tramonto è stato come un’illuminazione. Mi sono detto: “guarda, è lì, prendilo”. Dopo questo tramonto sono tornato a casa, mi sono guardato allo specchio e mi sono fatto una domanda molto semplice: se vincessi domani alla lotteria, cosa farei per essere davvero felice? Viaggerei in maniera autentica e consapevole, mi sono risposto, entrando in contatto con le persone, con altre culture. Poi ho riflettuto: non mi interessano resort e ristoranti stellati. Mi piace spostarmi con lo zaino in spalla e mi accontento degli ostelli. ‘Beh, allora non ti servono tanti soldi’. Da lì ho smesso di nascondermi dietro un dito. Mi sono organizzato e sei mesi dopo ero in viaggio. Viaggio con un budget basso: 15€ al giorno. È una cosa fattibile.

TripTherapy: Il giro del mondo senza aerei in 1000 giorni

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Come mai hai deciso di spostarti senza mai prendere un aereo? C’è un significato importante per te dietro questa scelta?

TripTherapy: Sì e no. Quando ho deciso di fare questo giro del mondo volevo darmi una regola, una sola regola da rispettare, e in quel momento avevo appena letto il libro di Tiziano Terzani, Un indovino mi disse, in cui Terzani, dopo la profezia dell’indovino, viaggia per un anno senza aerei. La cosa mi aveva colpito molto, mi aveva ispirato. I 1000 giorni sono stati una conseguenza del fatto di aver scelto di viaggiare senza prendere aerei, l’unica vera regola è stata quella. Ed è stata una scelta che mi ha permesso di riappropriarmi dei “veri” tempi del viaggio, una scelta romantica, oltre che economica.

TripTherapy: Il giro del mondo senza aerei in 1000 giorni

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Ci racconti brevemente il tragitto fatto in questi quasi tre anni?

TripTherapy: Certo! Dall’Italia sono andato verso l’Est Europa, sono sceso in Mongolia e poi in Cina. Mi sono spostato in Nepal ,dove per sei mesi ho fatto volontariato. La mia esperienza più importante. In India sono stato quattro mesi. Sono rientrato in Cina, dove ho preso una nave mercantile e attraversato il Pacifico per 26 giorni. Dall’Australia al Canada. Poi il coast to coast degli Usa, e dopo sono sceso sulla costa sud del Pacifico. Argentina, Brasile. Ora sono in Senegal, mi aspettano il Marocco e infine il rientro in Italia.

TripTherapy: Il giro del mondo senza aerei in 1000 giorni

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Il viaggio l’hai pianificato prima o è stato tutto improvvisato?

TripTherapy: Il primo periodo in Asia è stato pianificato e studiato nei dettagli, mi sono messo a posto con i visti. Il resto è stato improvvisato.

C’è qualcosa che ti ha colpito più di altro durante questa esperienza?

La più grande sorpresa è stata scoprire la grande capacità di adattamento che hanno gli esseri umani. È una capacità innata. La nostra zona di confort ci crea disagio di fronte alle difficoltà, di fronte ai cambiamenti, ma poi le paure si superano. Solo dopo sei mesi dalla partenza diventi un viaggiatore e senti che quella è diventata la tua vita. Dopotutto, i primi uomini erano nomadi. Un’altra cosa che mi ha sorpreso è il sapore dell’acqua. In Patagonia, dove sono stato due mesi, riempivo le bottiglie con l’acqua delle cascate, dei laghi e dei fiumi che trovavo. Niente a che vedere con l’acqua in bottiglia bevuta per tutta la vita.

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In che modo il fatto di essere diabetico ha reso più impegnativa la tua impresa e in che modo il viaggio stesso ti ha aiutato ad affrontare la malattia in una prospettiva diversa?

In realtà l’unico problema che ho avuto col diabete è stato un problema di spazio, quello che occupano nel bagaglio l’insulina, le strisce e tutto il necessario per mantenere sotto controllo la glicemia. Non ho mai incontrato problemi di altro genere. Viaggiando ho perso dieci chili, che erano in eccesso. Per un anno sono stato vegetariano e sono stato molto bene. In Centro America ho dovuto ricominciare a mangiare la carne perché costa meno. Il diabete va bene. Controllo i dati e i valori e sono a posto. Sono sempre in movimento, zero vita sedentaria, che è la nemesi del diabete. In questo senso viaggiare è stato doppiamente terapeutico, per l’anima e per il corpo.

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Qual è stato il luogo in cui hai trovato più umanità? Dove sei stato meglio accolto e dove ti sei sentito in qualche modo a casa?

Il luogo in cui mi sono sentito più a casa è stata sicuramente l’Argentina, dove la fortissima presenza di connazionali italiani ti fa veramente sentire in famiglia. Il luogo in cui invece ho incontrato l’umano, nel senso pieno ed ampio del termine, è stato in un orfanotrofio in Nepal. Lì, davvero, a contatto con quei bambini, ho visto e capito cos’è l’umanità e qual è il nostro significato più profondo.

TripTherapy: Il giro del mondo senza aerei in 1000 giorni

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Quale è stato il luogo in cui ti sei sentito più fortemente in contatto con la natura, quella con la N maiuscola?

Sicuramente in Patagonia. In Patagonia gli spazi sono veramente immensi, la natura è incontaminata, ci sono i ghiacciai con la loro fredda vastità, per giorni e giorni non si incontra un altro essere umano. La natura con la N maiuscola, quella davanti alla quale ti senti un piccolo puntino nell’universo, è stata quella.

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Qual è stato lo spostamento più assurdo e più lungo che hai dovuto fare, avendo scelto di non prendere aerei?

Uno sicuramente è stato il viaggio dall’India alle isole Andamane, in cui sono stato 5 giorni in viaggio (5 giorni senza mai potermi lavare) ed ero l’unico occidentale a bordo. A livello di portata e di esperienza, però, sicuramente il viaggio più lungo è stato la traversata dell’Oceano Pacifico per andare dall’Australia al Canada. Ci abbiamo messo 26 giorni di navigazione. Ed in quel viaggio ho capito quanto la globalizzazione, che ha permesso alla nostra generazione di spostarsi facilmente e ovunque, ci abbia però in qualche modo tolto il piacere del “vero” viaggio, con i suoi tempi, le sue vere distanze, e anche con i suoi disagi.

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In che modo ti sei tenuto in contatto con la tua famiglia e con i tuoi cari in questi quasi tre anni?

Claudio scherza e mi dice che in realtà tra Whatsapp, Internet e Skype ha sentito sua madre più adesso che quando era in Italia.

In che modo questo viaggio ha cambiato il tuo approccio alla vita e quali sono adesso i tuoi progetti per il futuro?

Sono in viaggio da quasi 3 anni e voglio vivere questi ultimi giorni ancora da viaggiatore. Poi andrò in Marocco, dove terminerò di scrivere il libro di questo viaggio, un libro che voglio finire e terminare anche da un punto di vista della pubblicazione e di tutti gli aspetti ad essa correlati finché sono ancora in viaggio. Non voglio ritoccarlo quando sarò tornato e non avrò più la mente “fresca” del viaggiatore. Voglio che il libro si chiuda insieme a questa esperienza. Poi al ritorno si vedrà, non mi precludo nessuna possibilità, non so che vita farò, ma sarà sicuramente un altro fantastico viaggio.

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Cosa provi quando guardi una tua fotografia prima e dopo la partenza? In una foto lavoravi in banca, barba fatta e cravatta, nelle foto successive hai barba e capelli lunghi, sei abbronzato e selvaggio.

Guardando le foto del “prima” penso di avere fatto proprio la scelta giusta. Guardando le foto del mio viaggio la sensazione è fortissima, è come vedere sul mio viso la mappa di tutti i paesi che ho visitato. Si vede in faccia quello che ho vissuto e visto.

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A chi ti dice che hai fatto questo viaggio per capriccio, perché in fondo hai le spalle coperte, cosa rispondi?

Non è il mio caso. La maggior parte delle persone pensano che chi ha scelto questa vita abbia soldi in abbondanza per permettersi di non lavorare. Non è vero: sono i risparmi di una vita, o di un periodo passato a lavorare sodo e duramente solo per potersi guadagnare una piccola bolla. Viaggiare costa sacrifici e a volte occorre lavorare durante il viaggio per potersi permettere di prolungare la vita sulla strada. I soldi non vengono più misurati in quantità di cose da poter comprare, ma in numero di giorni per poter continuare a viaggiare. Noi viaggiatori forse non ci sappiamo adattare alla società, ma sappiamo adattarci al mondo.

Grazie Claudio, goditi gli ultimi giorni della tua fantastica avventura!

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