TRANSILVANIA, NON SOLO VAMPIRI E CASTELLI

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Viaggio in una regione avvolta da misteri e leggende; un velo seducente, che non deve però offuscare i suoi aspetti più veri. La Transilvania dello storico Vlad Țepeș e del Dracula di Stoker è sì una regione di severi castelli e fortezze tra rupi scoscese, in cui non si fatica a immaginare creature sovrannaturali. Ma è anche, e soprattutto, terra di colorate città e borghi sassoni sospesi nel tempo, di monasteri e singolari chiese fortificate, di boschi fittissimi, sentieri di montagna e piste da sci. Un ampio “angolo” ai margini della Mitteleuropa eppure al suo interno, in cui convergono cultura germanica, valacca (rumena) e ungherese.

In Transilvania si gela”. “In Transilvania è meglio andarci d’estate”. Comuni affermazioni sulla regione più celebre e visitata della Romania. Se la prima è sacrosantamente vera, qualche obiezione si può addurre invece alla seconda. Un viaggio in Transilvania nella bella stagione – vivamente consigliato – permetterà di non battere (letteralmente) i denti mentre si visitano cittadine, castelli, fortezze e monasteri; di godere della vista riposante del verde dei Carpazi e di partire con equipaggiamento leggero.

Ma non sottovalutate l’appeal di visitare in pieno inverno una terra di miti e misteri, diluiti in stupefacenti panorami, con una dose addizionale di suggestione: la neve, l’aria gelida, frizzante e secca a tagliare il viso, a rendere tutto più nitido e come fermo, “congelato” nel suo fascino senza tempo.

Transilvania: il paesaggio prettamente montano circonda la celebre Fortezza Râșnov. Foto di Filippo Nardozza

Transilvania: il paesaggio prettamente montano circonda la celebre Fortezza Râșnov. Foto di Filippo Nardozza

4 giorni in Transilvania

L’abbiamo raggiunta da Milano per un itinerario di quattro giorni, atterrando con un volo low cost a Bucharest Otopeni e da qui a bordo di una Ford nuova di pacca (noleggiata in aeroporto da Duo Rent a Car), avviandoci in direzione Braşov – al di là e ai piedi dei Carpazi – attraverso la statale 1, in modo da addentrarci il più possibile nello spirito dei luoghi che si attraversano.

Appena lasciato l’aeroporto Henri Coanda è la pianura Pannonica a contrassegnate il passaggio, in quello che appare come l’evidente prosieguo dell’area metropolitana della Capitale (a tratti non priva di cenni di degrado), prima di caratterizzassi più prettamente in chiave campestre. Sullo sfondo, intanto, guardando a Nord-Est, iniziano ad apparire i primi rilievi. Ed è proprio lì, verso i monti imponenti sempre più nitidamente visibili e innevati che ci dirigiamo, salendo di quota fino a essere completamente immersi nell’ombra che i rilievi creano.

Valichiamo le Alpi Transilvaniche – la catena meridionale dei Carpazi che segna il confine tra le regioni di Muntenia e Transilvania (quest’ultima interamente racchiusa proprio dai monti) – e raggiungiamo Braşov passando tra fitte foreste di conifere sempreverdi, larici e faggete, paesini dalle costruzioni sempre più “gotiche” e pittoresche e pendii ripidissimi.

Il centro di Brașov, città ai piedi dei Carpazi meridionali. Foto di Filippo Nardozza

Il centro di Brașov, città ai piedi dei Carpazi meridionali. Foto di Filippo Nardozza

Transilvania, le città 

Girare la Transilvania urbana significa scoprire e immergersi nel fascino di centri d’epoca tardo medievale, di stampo e stile “coloritamente” germanici e di impianto fortificato. Partendo da Braşov – base del nostro itinerario – lo sviluppo “sassone” appare in tutta la sua evidenza. A partire dalle schiere di colorate case basse che contornano le vie del centro storico, raggiungendo il loro culmine nella piazza centrale (Piața Sfatului). Non è un caso, dunque, che l’enorme chiesa dalle scure mura che qui si incontra – la Biserica Neagră, la “chiesa nera”, a causa dell’incendio che la distrusse parzialmente nel 1689, considerata la più grande costruzione gotica fra Vienna e Istanbul – sia una chiesa protestante (in un paese a decisa maggioranza cristiano-ortodossa) e che la principale chiesa ortodossa della città sia invece confinata al di fuori delle antiche mura medievali. 

La centralissima Piaţa Sfatului, a Brașov, con i colorati edifici barocchi e la Biserica Neagră sullo sfondo. Foto di Filippo Nardozza

La centralissima Piaţa Sfatului, a Brașov, con i colorati edifici barocchi e la Biserica Neagră sullo sfondo. Foto di Filippo Nardozza

Oltre le mura di Brasov

La spiegazione è chiara: la presenza dei sassoni di Transilvania e il dominio ungherese (furono proprio i sovrani d’Ungheria, nel cui Regno la Transilvania rientrava, a chiamare qui i tedeschi come coloni e difensori dei propri confini orientali dagli invasori) privarono infatti per molto tempo i cittadini romeni di molti diritti politici e civili, costringendoli a vivere fuori dalle mura e a dedicarsi ad attività agricole.

D’obbligo quindi una puntatina anche al di fuori della cinta muraria (dove tutt’ora sorge il vero quartiere rumeno) per ammirare la chiesa di San Nicola, simile con le sue torri a un piccolo castello. Il suo complesso religioso comprende anche il primo istituto di istruzione superiore rumeno, le Școlile Centrale Greco-Ortodoxe, nato nel 1838. Oltre a questo, Brașov vanta altri primati culturali: vi fu fondata la prima tipografia della Transilvania (1558) e qui nacque il primo giornale in lingua rumena, la Gazeta Transilvaniei (1838). 

L'ingresso del complesso della chiesa ortodossa di San Nicola, fuori le mura del centro di Brașov. Foto di Filippo Nardozza

L’ingresso del complesso della chiesa ortodossa di San Nicola, fuori le mura del centro di Brașov. Foto di Filippo Nardozza

Da non perdere anche una passeggiata lungo i resti delle fortificazioni che ancora persistono in città e che nei secoli sono servite da difesa contro i Turchi, ma anche contro le incursioni punitive del famigerato Vlad Țepeș, avverso ai nobili che non si piegavano al suo volere. Nell’impianto fortificato rimangono attualmente ancora due accessi alla città, Porta Ecaterinei e Porta Șchei.

La Porta Ecaterinei, uno dei pochi accessi alla città di Brașov ancora persistenti nell'antica cinta muraria. Foto di Filippo Nardozza

La Porta Ecaterinei. Foto di Filippo Nardozza

Non lontano da qui, Brasov offre un’altro dei suoi primati, un’attrazione turistica che, invero, può deludere un po’: la strada Sforii, uno dei vicoli più stretti d’Europa (da 111 a 135 centimetri), inizialmente costruita come corridoio per i vigili del fuoco e la cui esistenza fu documentata in forma scritta per la prima volta nel 17esimo secolo.

A passeggio tra i boschi

Fortezza nell'impianto di mura che persiste a Brasov. Foto di Filippo Nardozza

Fortezza nell’impianto di mura che persiste a Brasov. Foto di Filippo Nardozza

Ma Brasov è anche eloquentemente una città montana: non sono pochi gli sciatori in cui ci si può imbattere già in centro nel periodo invernale, diretti, con comodi autobus urbani, nella località turistica di Poiana Brașov, a poco più di 1.000 metri di quota e a meno di mezz’ora dalla città. Da qui partono diverse cabinovie e seggiovie dirette più in quota. Una passeggiata è consigliata anche se non si scia, anche solo per la vista meravigliosa dei fittissimi boschi di conifere, morbidamente innevati. La vista sulla città è superba poi da Tampa, monte che domina Brașov e su cui salire a piedi con una medio-lunga passeggiata in pendenza tra i boschi o in funivia in un paio di minuti.

Tra i boschi della località turistica di Poiana Brașov, a oltre 1.000 metri, sui Carpazi meridionali.

Tra i boschi della località turistica di Poiana Brașov, a oltre 1.000 metri, sui Carpazi meridionali.

Altri spunti “urbani”. Oltre a Brașov, si possono includere nel proprio itinerario in Transilvania anche le medio-grandi città di Sibiu, Târgu Mureș Cluj-Napoca (terza città di Romania), tutte legate ai sassoni nel loro sviluppo e con le ultime due a vantare ancora oggi un bi-culturalismo rumeno e ungherese. Ma, prima di queste, è un’altra la città irrinunciabile.

Il “gioiello” di Transilvania e i villaggi

Sighișoara non si può proprio perderla. Nel cuore del Paese (da Brașov si procede per 118 km in direzione Nord, verso Târgu Mureș, ancora tra pianure, colline e boschi) eppure decentrata rispetto agli itinerari più battuti, è la città natale del vero Vlad Țepeș Dracul, sanguinario voivoda di Valacchia (vi nacque nel 1431 e vi passò alcuni anni dell’infanzia), ma è soprattutto considerata un vero gioiello della Regione.

Skyline del centro storico di Sighișoara. Foto di Alisa Anton, Unsplash

Skyline del centro storico di Sighișoara. Foto di Alisa Anton, Unsplash

Di origine tardo medievale (anche qui, per mano dei Sassoni, nel XIII secolo) mantiene perfettamente la struttura urbanistica di una cittadella fortificata, una delle poche di questo genere nell’est Europa ad essere ancora abitate. Il centro è Patrimonio UNESCO, con la cetate (la cittadella appunto) racchiusa da una struttura di mura di cui restano numerose torri e alcuni varchi di accesso. Il consiglio è semplicemente quello di perdersi al suo interno, camminando tra i vicoli e soffermandosi sulla bellezza dei colorati edifici. A colpire lo sguardo sono i tipici palazzi di stile mitteleuropeo che ospitano numerosissime pensiuni e negozi di souvenir. Tra questi permangono piccole botteghe artigiane e d’arte che conservano i laboratori e gli attrezzi da lavoro di un tempo. Entratevi liberamente, per un assaggio dell’antica, placida quotidianità.

Le torri di Sighișoara e la casa di Vlad Tepes

La Torre dell'Orologio, nel cuore della cittadella antica di Sighișoara. Foto di Filippo Nardozza

La Torre dell’Orologio, nel cuore della cittadella antica di Sighișoara. Foto di Filippo Nardozza

Di turnul (torri) in città se ne contano nove, ma a spiccare è la torre dell’Orologio, di metà ‘500 ma rifatta a fine ‘800, simbolo di Sighișoara: vanta un pregevole carillon con sette personaggi in legno che, uno alla volta, escono dal campanile allo scoccare della mezzanotte. Oggi la torre ospita il museo di storia della città e l’info-point turistico.

Proprio nei paraggi, poi, sorge la casa dell’Impalatore. L’interno è deludente: dell’abitazione quattrocentesca resta ben poco, ossia la camera natale di Vlad allestita in modo a dir poco kitsch. Ad accogliere i pochi visitatori in una atmosfera fintamente tetra sono nientemeno che una bara, musica d’organo ad altissimo volume e qualche pipistrello di gomma che sfiora i capelli mentre si salgono i gradini di accesso. La salita alla Chiesa sulla Collina,invece, vale un minimo di fatica, anche per percorrere la scalinata interamente coperta dal tetto di legno che permette di accedervi.

La strada per Sighișoara

La torre della chiesa fortificata del villaggio di Viscri, sulla strada per Sighișoara. Foto di Stefan Cosma, Unsplash.

La torre della chiesa fortificata del villaggio di Viscri, sulla strada per Sighișoara. Foto di Stefan Cosma, Unsplash.

Oltre alla città, il percorso stesso per arrivare a Sighișoara è un’attrazione in sé. Vi si giunge infatti da Braşov attraverso la statale 13 dei villaggi con chiese fortificate in Transilvania”, un nome che parla da solo. Per far fronte alle invasioni ottomane e tatare, infatti, non solo le più importanti città, ma anche le piccole comunità rurali presero a fortificare il centro dei propri paeselli attorno alla chiesa, aggiungendo poi torri difensive e magazzini per beni alimentari. I centri abitati si svilupparono così nei secoli successivi attorno a queste fortificazioni.

Percorrendo la Statale, quindi, si attraversano villaggi che sembrano davvero sospesi nel tempo e quasi disabitati: schiere di basse casette colorate che si susseguono per centinaia di metri lungo la strada, con le mura costruite attorno alla biserica (chiesa) di turno a dominare lo sguardo. Da notare ancora che queste chiese fortificate sono per lo più evangeliche, confessione che qui attecchì con grande facilità grazie al substrato sassone presente sin dai tempi del primo sviluppo urbano. A stupirvi (e a disorientarvi un attimo) percorrendo la statale, saranno poi gli indisturbati contadini su piccoli carretti carichi di legna e altre masserizie, ancora trainati da cavalli o asini.

Sette di questi villaggi in tutta la Transilvania sono stati dichiarati patrimonio UNESCO. Nei dintorni di Braşov va segnalato, proprio sulla statale 13, Bunesti (comune nato dall’unione di 5 piccoli villaggi, tra cui in particolare Viscri, che ospita appunto la chiesa fortificata) e poi Prejmer.

Transilvania, i castelli

Il castello di Bran sorge minacciosamente su una rupe che lo isola da tre lati. Foto di Filippo Nardozza

Il castello di Bran sorge minacciosamente su una rupe che lo isola da tre lati. Foto di Filippo Nardozza

Eccoli, i manieri di Transilvania, raccontando dei quali non si può che partire da lui: il severo Castelul Bran, proprio nel distretto di Braşov (da cui dista meno di 30 chilometri di strada a tratti accidentata, ma ampiamente ripagata dalla vista delle vette più alte dei Carpazi, oltre i 2.000 metri, che si stagliano sulla pianura).

È noto che non si tratti del vero castello di Vlad Țepeș Dracul – l’impalatore di Valacchia – ma piuttosto della sinistra fortezza che ha ispirato in Bram Stocker la dimora del Dracula letterario e cinematografico (il conte vampiro dell’omonimo romanzo). Meno noto è che Vlad non è mai vissuto in questa fortezza, sebbene sia passato più volte attraverso la gola di Bran (dove un tempo sorgeva il confine tra Valacchia e Transilvania) nei suoi spostamenti da una regione all’altra alla ricerca di appoggi politici per il mantenimento del trono. Per quanto possibile (fatto salvo il sacrosanto fascino letterario e vampiresco), nel visitare il castello l’invito è quello di andare al di là del mito di Dracula.

Dentro al Castello di Bran

Veduta del castello dal paese di Bran. Foto di Filippo Nardozza

Veduta del castello dal paese di Bran. Foto di Filippo Nardozza

L’aspetto è quello di una fortezza, come dimostra l’alta e ripida rupe su cui sorge e che praticamente lo isola da tre lati ergendolo sulla vallata (proprio come nella visione che Stoker attribuisce al protagonista del suo romanzo, il procuratore legale Jonathan Harker), addolcito da graziose torrette e dalle facciate interne a graticcio. In passato, in effetti, più che da reali e da nobili è stato abitato da castellani e vice castellani, che esercitavano funzioni amministrative, fiscali e di controllo sul territorio circostante.

Vista sul cortile interno del castello Bran, con le sue torri e i camminamenti. Foto di Filippo Nardozza

Vista sul cortile interno del castello Bran, con le sue torri e i camminamenti. Foto di Filippo Nardozza

Gli arredi attuali (alcuni piuttosto spartani, ad eccezione della sala della musica e della biblioteca, e molti dei quali andati persi nel periodo comunista) sono datati per lo più tra il 1600 e il ‘900, con “sistemazioni” create nel periodo tra le due guerre, quando il castello di Bran divenne dimora reale estiva. Dopo l’annessione della Transilvania alla Grande Romania, infatti, il castello fu donato alla famiglia reale e fu dimora prediletta della regina Maria (molto amata dai rumeni) e da sua figlia, la principessa Ileana.

Una delle sale del castello. Foto di proprietà di Bran Castle

Una delle sale del castello. Foto di proprietà di Bran Castle

Bran Village Museum

Nel complesso, si tratta di un castello suggestivo allo sguardo e godibile nella visita (libera, e ciò può essere un limite e un vantaggio), in cui divertirsi tra cunicoli, scale a chiocciola, torri, stretti passaggi da un’ala all’altra, con vista sul cortile e sulla splendida vallata. Il tutto accompagnato dalla costante presenza dei grandi baffi di Vlad Țepeș.

Una volta terminata la visita (ingresso 40 Leu, circa 9 euro), prendetevi del tempo ai piedi del castello per soffermarvi, oltrepassando le tante bancarelle di souvenir, sul Bran Village Museum, con le caratteristiche casette rurali trasferite a Bran da villaggi tradizionali. Per un attimo sarà come tornare alla vita contadina di secoli fa.

Tipiche abitazioni rurali ai piedi del Castello di Bran, nel Bran Village Museum. Foto di Filippo Nardozza

Tipiche abitazioni rurali ai piedi del Castello di Bran, nel Bran Village Museum. Foto di Filippo Nardozza

Il Castello Peles

Di registro diverso (lo capirete una volta entrati) è la visita al Castello Peleș, dal nome del ruscello che vi scorre a lato. Siamo a Sinaia, località di montagna a 50 chilometri a sud di Braşov, per la precisione nella regione della Muntenia, ma praticamente ai confini con la Transilvania e già nella sua piena atmosfera.

Veduta esterna del castello Peleș, immerso nei Carpazi meridionali. Foto di Nikolai Karpatov

Veduta esterna del castello Peleș, immerso nei Carpazi meridionali. Foto di Nikolai Karpatov

Giunti alla sommità del paese, il castello appare, fiabescamente, dopo aver percorso dal parcheggio un sentiero tra gli alberi. È imponente, con le sue torri e la facciata rusticamente elegante in stile bavarese a graticcio. La prima sorpresa è la sua modernità, in tutti i sensi. Costruito tra il 1873 e il 1914 come residenza estiva del primo re della Romania unita (il tedesco Carlo I), alla sua inaugurazione (1883) era tra i castelli più all’avanguardia d’Europa e il primo edificio in Romania ad essere dotato di un sistema di riscaldamento centralizzato ad aria, di un impianto elettrico, di ascensori e di sistema di aspirazione centralizzato.

Una delle sale di rappresentanza del castello Peleș. Foto di Nikolai Karpatov

Una delle sale di rappresentanza del Castello Peleș. Foto di Nikolai Karpatov

Entrandovi scoprirete un’opera d’arte diffusa. È incredibile la ricchezza di decori e arredi (questi ultimi molto più antichi rispetto al loro contenitore e di provenienza anche italiana, come l’enorme tavolo fiorentino rinascimentale che accoglie l’ospite nella hall, i lampadari di vetro di Murano, i mobili in madreperla). Un museo che – nei pezzi unici che raccoglie – sintetizza diversi stili architettonici e di arredo europei, dal neo-rinascimentale italiano e tedesco al neo-barocco, con elementi Rococò, stile Impero e novecentesco.

Le stanze del Castello Peles

Interno del Castello Peleș, con il Salone Moresco. Foto di Nikolai Karpatov

Interno del Castello Peleș, con il Salone Moresco. Foto di Nikolai Karpatov

Una stanza in particolare, nella sua spettacolarità, sembra non essere in sintonia con il resto: il Salone Moresco, usato per le feste e ispirato all’Alhambra di Granada, a cui fa da compagno il piccolo salotto turco. La residenza reale vanta addirittura un teatro (con dipinti, a decorare le pareti, realizzati nientemeno che da Klimt) e una sala da concerti, ai quali si può assistere gratuitamente su prenotazione. Le librerie e soprattutto gli armadi dei legni più pregiati nascondono, come da tradizione castellana, diversi passaggi segreti. Notevolissimo, tra gli arredi dell’ala aggiunta nel Novecento, il tavolo completamente in legno di Teck indiano: ci sono voluti circa 100 anni per intarsialo!

Una sala dell'ala novecentesca del Castello Peleș. Foto di Nikolai Karpatov

Una sala dell’ala novecentesca del Castello Peleș. Foto di Nikolai Karpatov

Il Castello Pelisor

In realtà quello di Peles non è un singolo castello, ma un grande complesso residenziale, dotato naturalmente anche di piccole dimore per la corte e la servitù: poco lontano dall’edificio principale sorge il più piccolo Castello Pelișor, in pieno stile art nouveau, fatto costruire sempre da Carlo I per gli eredi al trono, Ferdinando e Maria, e che rispecchia il gusto di quest’ultima. Tra le 99 stanze che lo compongono spicca la Camera d’Oro, le cui pareti sono interamente ricoperte da foglie di cardo in oro, simbolo della Scozia (patria della futura regina Maria).

Collezione di armi e armature al Castello Peleș. Foto di Nikolai Karpatov.

Collezione di armi e armature al Castello Peleș. Foto di Nikolai Karpatov.

Il Monastero di Sinaia

Salendo dal centro di Sinaia verso il castello noterete poi una grande, tipica costruzione ortodossa, che somiglia ad una fortezza: è lei in effetti a dare (ancora prima del residenza reale) celebrità e nome al luogo. È il Monastero di Sinaia (dal biblico Monte Sinai, in Egitto), costruito a fine ‘600 come mantenimento di una promessa, quella del principe Mihail Cantacuzino: fuggendo da Bucharest e dalle persecuzioni degli Ottomani, arrivò su questi monti sano e salvo, e qui fu protetto da una comunità di monaci eremiti. Così fece costruire qui  la prima chiesa del futuro complesso monastico, ampliato poi dall’attuale seconda (e oggi principale) chiesa.

Transilvania, le fortezze

L'ingresso alla cittadella di Râșnov. Foto di Filippo Nardozza

L’ingresso alla cittadella di Râșnov. Foto di Filippo Nardozza

Raggiungere la Cetatea Râşnov è (anche qui) di per sé un’esperienza: la più visitata fortezza di Transilvania (e a ragione) è accessibile dall’omonima cittadina posta sulla strada tra Braşov e Bran (ideale quindi unire le due destinazioni in una gita di un giorno), da cui si prosegue per un breve tratto verso i boschi di Poiana, lungo la strada 73A. Lasciata l’auto al grande parcheggio, si salta per 5 Leu (1 euro circa) a bordo del trenino turistico trainato da un trattore che porta direttamente alla fortificazione (a meno che non ci si voglia cimentare in una passeggiata di almeno mezz’ora in salita).

Mentre camminate tra i suoi ruderi, lungo le mura e tra le casupole mezze diroccate di quella che è stata una vera cittadella, lasciate andare la mente indietro nel tempo, a un sanguinario medioevo. La fortezza fu costruita infatti dai Cavalieri Teutonici attorno al 1215 (altro ordine a difesa della cristianità, qui contro i Turchi ottomani) ed è famosa sia per il fatto che venne espugnata una sola volta nella sua storia (attorno al 1600), sia per la presenza al suo interno di un pozzo profondo 143 metri al quale è legata una leggenda.

Si racconta che la mancanza d’acqua durante un lungo assedio fece sì che due prigionieri turchi venissero forzati a scavare un pozzo, con la promessa della libertà a conclusione dell’opera. Nonostante il pozzo venisse completato dopo 32 anni di lavoro, però, la promessa non fu mantenuta ed i prigionieri furono uccisi. Dalla sommità della cittadella, la vista a 360 gradi sulla piana sottostante e sui Carpazi è impagabile!

Per le famiglie con bambini, è consigliata una sosta anche al Dino Park.

Vista sulla pianura e sui Carpazi dalla sommità della fortezza Râșnov. Foto di Filippo Nardozza

Vista sulla pianura e sui Carpazi dalla fortezza Râșnov. Foto di Filippo Nardozza

Rupea

Domina l’orizzonte di un tratto della strada dei “Villaggi con chiese fortificate” di cui abbiamo già parlato, costruita su una roccia basaltica sopra l’omonimo paese (ancora nel distretto di Brașov). La fortezza Rupea, assaltata diverse volte ma mai espugnata, è stata l’ultimo rifugio dei sassoni di Transilvania insorti contro il re Carlo I d’Angiò d’Ungheria, ma è stata anche dimora di rappresentanza reale. Nel corso della storia, però, il suo ruolo principe fu quello di ospitare la gente dei villaggi contadini circostanti durante i ripetuti attacchi di Tatari e Turchi. L’intero complesso architettonico, di cui restano alcune costruzioni e il profondo pozzo che garantiva la sopravvivenza dei rifugiati, è diviso in tre parti: la Fortezza Superiore, risalente al XIV secolo; la Fortezza di Mezzo, costruita nel XV secolo; e la Fortezza di Sotto (XVIII secolo).

Fortezza Poenari

Siamo ancora una volta di poco al di fuori dei confini della Transilvania, sempre sui Carpazi, in Muntenia. Non si può però non visitare questo posto: è la vera fortezza di Vlad Țepeș, sui pendii dei Monti Făgăraș. Situata neella stretta valle del fiume Arges, si trova nei pressi della strada nazionale Drumul Transfăgărășan. Questo è anche uno dei percorsi montani più interessanti dal punto di vista paesaggistico di tutto il Paese e forse d’Europa.

La fortezza, ora in rovina, è visitabile solo su prenotazione salendo una scalinata di 1.480 gradini. Prestate però attenzione ai veri abitanti della zona: gli orsiFu eretta nel XIII secolo durante il regno di Valacchia, alternando periodi di gloria e di abbandono. Nel XV secolo venne recuperata e rafforzata da Vlad III di Valacchia, l’ispiratore del mito di Dracula, che pare utilizzò prigionieri turchi per ricostruirla.

Nel 1462 il fratello di Vlad, Radu, al comando di un’armata turca (da cui era appoggiato nella lotta al trono di Valacchia), assediò il castello. La leggenda vuole che, di fronte alla prospettiva di un assalto turco vittorioso, la moglie di Vlad si gettò nel sottostante fiume (un affluente dell’Argeş, da allora chiamato Râul Doamnei, cioè “fiume della signora” o “della principessa”), mentre Vlad fuggì sulle montagne con l’aiuto degli abitanti della vicina Arefu (cui successivamente donò delle terre per dimostrare la propria gratitudine, cosa storicamente riconosciuta).

A seguito della morte dell’Impalatore, nel 1476, il castello fu nuovamente abbandonato. Nei pressi si trova la città di Curtea de Argeș: è una delle più antiche della Romania, vecchia capitale della regione storica della Valacchia, secondo la tradizione.

Transilvania a tavola

Nel cuore della Romania, tra una suggestiva visita storica e l’altra, preparatevi a sapori prettamente continentali e in media molto speziati (paprika, pepe, aglio). I piatti tipici di Transilvania sono un insieme di ricette rumene, ungheresi e sassoni, a riflettere l’identità mista della regione.

Largo spazio dunque a salsicce di carne mista, funghi, carne di maiale e manzo (ed eventualmente, soprattutto a Brasov, anche di orso). Il tutto preparato per lo più sotto forma di stufati, ma anche alla griglia o in zuppa. Si servono dunque tipicamente gulash pastrami (di maiale o montone); gustosissimi sarmale (involtini di foglie di verza o vite ripieni di carne macinata e riso, molto comuni in tutto l’Est Europa); cavolo stufato e saltato con aromi e pomodoro come accompagnamento alle salsicce o alla carne (che spesso è affumicata). In questa direzione vi stupirete, inoltre, di quanto sia comune la polenta, servita proprio con il pastrami o lo stufato.

Tipico stufato di carne di manzo, con polenta e uovo. Foto di Filippo Nardozza

Tipico stufato di carne di manzo, con polenta e uovo. Foto di Filippo Nardozza

Zuppe e formaggi

Comune, tra le zuppe (ciorba) che fanno da primo piatto, quella spesso chiamata appunto “Transilvana”. Si tratta di una minestra a base di prosciutto affumicato, dragoncello e panna acida. Piuttosto popolare anche la cotoletta viennese: non dimentichiamo che la Transilvania ha fatto parte dell’Impero Austro-Ungarico fino al 1918.

Tipico formaggio delle montagne dei Carpazi è poi il Brânză de burduf, a pasta pressata di pecora: la miscela di latte coagulato, salato e impastato, viene lasciata a riposare e stagionare per alcune settimane nello stomaco di una pecora o in un contenitore di corteccia di pino o abete. Una nota di colore: a rimarcare la comune radice latina con varie culture europee (e soprattutto con l’italiano centro-meridionale), la maggior parte dei comuni formaggi semi duri a pasta gialla qui è chiamata cașcaval!

I dolci

Un piatto di papanasi sommersi da panna e confettura di mirtilli. Foto di Filippo Nardozza

Un piatto di papanasi sommersi da panna e confettura di mirtilli. Foto di Filippo Nardozza

Tra i dolci, immancabile in strada o nei mercatini il tradizionale, è l’antico Kürtőskalác. Il piatto è di origine ungherese ma diffusissimo in Transilvania; una pasta dolce cotta su uno spiedo cilindrico che ruota lentamente sul fuoco. In tutto il paese si mangia inoltre il papanasi, pasta fritta o bollita e “condita” con formaggio dolce e cremoso, panna acida e marmellata.

Transilvania, indicazioni utili

Voli

Il cuore della Transilvania si può raggiungere volando direttamente dall’Italia (anche low cost) su Cluj-Napoca; oppure – con più frequenza di servizi – su Bucharest Otopeni (Alitalia, Wizz Air, Ryanair, Blue Air) aggiungendo dalla capitale un tragitto in auto o in bus di almeno due ore. Oltre a quest’ultimo (152 km), l’aeroporto geograficamente più vicino a Brasov è quello di Sibiu (147 km), servito però dall’Italia solo da voli con scalo (per lo più in hub tedeschi). Stesso discorso per l’aeroporto di Târgu Mureș (a 169 km).

Noleggio auto

Il consiglio è Duo Rent a Car (duoinchirieriauto.ro), giovane azienda rumena in crescita, presente a Bucharest Otopeni e nelle altre principali città del Paese (Timișoara, Cluj Napoca, Târgu Mureș e Sibiu), ma anche (allontanandosi dalla Transilvania) a Bacău, Iași, Constanta. La varietà di auto è ampia (Wolkswagen, Opel, Ford, Seat, Skoda, Dacia) con un’età media bassissima (da 1 a 3 anni).

Tariffe da soli 3 euro al giorno e un deposito di garanzia tra 0 e 1500 euro in base alla copertura danni che si sceglie. Nessuna copertura (massimo deposito, tariffa di noleggio molto bassa); copertura limitata (deposito sui 300 euro e tariffe di noleggio medie); Total Relax, a zero rischi (nessun deposito e tariffe più alte ma comunque oneste, sui 140 euro per un’auto di segmento c per 4 giorni).

Pernottare in Transilvania

Brasov, Transilvania, una delle camere del "boutique hotel" The Pines. Foto da thepines.ro

Brasov, Transilvania, una delle camere del “boutique hotel” The Pines. Foto da thepines.ro

A Brașov, Vila Alba – in posizione elevata e panoramica sulla città vecchia e sulle montagne, a poche centinaia di metri dal centro – è un’ottima sistemazione per chi non ha troppe pretese in termini di stile e servizio, senza rinunciare a un minimo di comodità. Doppia senza colazione da 36 euro (disponibili anche piccoli monolocali per famiglie).

Comfort, stile e calda ricercatezza si trovano da The Pines Boutique Villa, un po’ più fuori dal centro ma in bella posizione panoramica: doppia con colazione da 80 euro.

L'ingresso dell'Hotel Sighisoara, tra le mura storiche della cittadina. Foto di sighisoarahotels.ro

L’ingresso dell’Hotel Sighisoara, tra le mura storiche della cittadina. Foto di sighisoarahotels.ro

Nella città natale di Vlad Țepeș, da consigliare tra i moltissimi è l’Hotel Sighişoara. Questo elegante albergo in un tipico edificio del ‘500 tra le mura della cittadella antica è dotato di ristorante tradizionale rumeno, cantina e area benessere. Doppia con colazione da 44 euro. 

Mangiare in Transilvania

A Brașov, da provare è Sergiana in centro, locale seminterrato dai folcloristici interni in mattoni irregolari. Gli ingredienti arrivano direttamente dalla cantina locale e i piatti sono serviti da camerieri in costume tipico, con sottofondo di musica Transilvana. Cena completa senza dessert a meno di 15 euro. Casa Romaneasca, poco fuori le mura, di fronte alla chiesa ortodossa, è un locale molto frequentato anche da rumeni, dagli interni tipici in legno, con musica dal vivo. Prima di mangiare, la tradizionale (e singolare) proposta è quella della ţuică, forte distillato alcolico a base di prugne: sembra che sia gentilmente offerta, ma invece viene addebitata. Conto tra i 10 e i 15 euro.

A Sighișoara, Casa Ferdinand è un accogliente ristorantino dal soffitto e dagli arredi in legno appena fuori le mura. Dotato anche di terrazza e area pub, qui si gustano i tipici sarmale, la carne alla griglia e come dolce il papanasi. Piatto unico abbondante, bevanda e dolce a 10 euro.

Cenare a Sighișoara sotto la torre dell’Orologio, nella cittadella. Foto di casa-ferdinand.ro

Souvenir e shopping tipico

A Brașov, Rope Street Museum è consigliato per una sosta con bevanda calda (tantissimi e golosi i tè) e per piccoli souvenir d’artigianato, in un ambiente confortevole, proprio alle spalle della strettissima Strada Sforii. Nel corso principale (Strada Republicii) il concept store Pebs offre gioielli e oggettistica di artigianato, incluse le riproduzioni in miniatura delle tradizionali casette rumene. A Sighișoara, regno dell’artigianato tipico e angolo di vera cultura rumena è Art & Crafts (str. Piata Cetatii 8).

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