OLIMPIA E KATAKOLON: LA BREZZA MARINA E LE ORME DEGLI DEI

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<<…e Zeus si vantò di questo suo imminente figlio, che avrebbe regnato sulla casa di Tirinto […] E venne alfine il giorno tanto atteso: nacque Eracle; il suo primo vagito preannunciava la notorietà delle sue gesta future. >>

La madre Alcmena capì subito che il piccolo sarebbe stato perseguitato dai famigerati furori della regina dei cieli, Era. Il piccolo Eracle, grazie ad uno stratagemma di Alcmena, riuscì a bere un sorso di latte dal seno della Dea. Fu sufficiente per acquisire il suo essere divino. Vani furono i continui tentativi d’omicidio da parte di Era, che considerava il piccolo Eracle frutto del tradimento di Zeus.

Eracle cresceva, diventava bello e robusto. Le più meticolose cure ed un’attenta istruzione non gli furono mai risparmiate. Anfitrione, il suo precettore, fu prodigo d’insegnamenti per lo spirito e per il corpo, istruendolo a domare i cavalli e a guidare un cocchio. Da ogni angolo della Grecia arrivarono i più illustri e noti maestri per erudirlo nelle arti, nella scienza e nella forza fisica.

Quando però si macchiò del delitto del suo maestro di musica, Lino, la vita di Eracle cambiò per sempre, e tutti gli accadimenti che si susseguirono scaturirono da quell’infausto evento. Il carattere iracondo di Eracle mutò radicalmente il suo destino, con tutte le conseguenze che ne derivarono. Costretto a vivere tra i guardiani dei suoi stessi greggi, egli non rinunciò tuttavia alla sua istruzione.

Al compimento dei suoi diciotto anni, Eracle – bello, forte e saggio – era diventato il simbolo della virilità e dell’abnegazione, sempre al fianco dei più deboli. Egli seguitò ad ascoltare i consigli del Dovere, il quale, sotto le mentite spoglie di una donna bellissima, gli prospettò una vita dal sentiero tortuoso, ma senza dubbio rispettabile e che sarebbe stata tramandata ai posteri. In seguito alla sua scelta, per Eracle cominciarono le prime imprese, il prodigars per il bene altrui, combattendo contro banditi e ladruncoli. Ed ancora, partecipò alla spedizione degli Argonauti, sposò Megara dalla quale ebbe ben otto figli, che tuttavia trovarono tutti la morte per suo pugno, causa la Rabbia – in accordo con la matrigna Era – che sconvolse la sua mente.

Scongiurato il suicidio, dopo aver consultato l’oracolo di Delfi, Eracle si prodigò ad affrontare, con coraggio ed arguzia, le famigerate dodici fatiche, simbolo dell’eterna lotta tra l’uomo e la natura, l’uomo e le sue paure, nella forma più selvaggia e terribile.

Molte altre furono le peripezie a cui Eracle dovette far fronte: per tutta la vita dovette lottare contro i suoi demoni, i demoni di tutti gli uomini – i sentimenti – fin quando non trovò la pace nella morte, anch’essa violenta a compimento di una vita tanto travagliata, tra le fiamme e gli spasmi causati dal veleno di cui le sue vesti erano intrise…

Olimpia e Katakolon (Ph. by Valentina Contavalle)

Olimpia e Katakolon (Ph. by Valentina Contavalle)

Una leggenda sì, eppure un po’a tutti noi piace immaginare quest’eroe, magari mentre si aggira ancora tra le rovine di Olimpia. Perché questa è la nostra meta, tra le orme degli eroi e degli Dei, tra la storia e le tradizioni greche che rendono immortale la loro cultura.

Andare al sito di Olimpia prevede senza dubbio una sosta alla piccola cittadina di Katakolon.

Era solo un piccolo villaggio di pescatori, prima che la realizzazione di un moderno porto che permette l’attracco delle navi da crociera – e che fanno scalo proprio per permettere ai crocieristi di visitare il sito archeologico – la rendesse una cittadina a tutti gli effetti. Oltre all’indotto croceristico, Katakolon vive principalmente del turismo balneare e dei proventi della pesca. Oggi è una graziosa località marittima, piccola ma viva e prospera.
Sarà possibile visitare Katakolon in completo relax, magari facendo shopping tra i numerosi negozietti presenti nell’unica via del paese. Percorrendola, troverete la piccola chiesetta di Agios Nikolas, il santo protettore del luogo, da visitare appena sopra la città; vi basterà salire una scalinata per vederla.

Non lontano da quest’ultima, una fermata interessante è il Museum of Ancient Greek Technology, un piccolo museo dedicato all’antica tecnologia greca che è possibile visitare ad un prezzo irrisorio. Katakolon è celebre anche per il suo faro: sarà eccitante immaginare antiche gesta marinaresche, davanti alla spuma delle onde ed accarezzati dalla brezza del mare.

Itinerari alternativi a Katakolon

Durante le calde ed assolate mattine d’estate, per un itinerario un po’ alternativo, è possibile affittare un motorino (per 20€ circa) e perdersi tra le strade di Katakolon. Trascorrere una mattinata in libertà, guidare un motorino tra le stradine non affollate e sentire il vento sulla faccia possono sembrare una cosa bellissima, anche se di breve durata.

Non lontano dal centro della cittadina, troverete le tre spiagge più famose della zona: Agios Andreas, Kourouta – a circa una mezz’ora di distanza dal centro – e Plakesa, a soli 200 metri dal porto. Le spiagge sono tutte sabbiose e l’acqua del mare azzurra e cristallina ha una temperatura perfetta; ognuna di queste cale è servita da bar e mai particolarmente sovraffollata. Una vera delizia per gli amanti della tintarella e del relax.

Prima di proseguire verso il sito di archeologico, fa sempre piacere fermarsi ad uno dei tanti caffè e ristorantini tipici nei pressi del porticciolo, dove poter gustare piatti come la moussaka e il gyros, o perché no, sorseggiare anche qui il tradizionale liquore all’anice, l’Ouzo.

Al calar del sole, quando una buona parte dei turisti lascia la cittadina, a Katakolon sembra che il tempo si fermi dopo un lungo giorno di festa, fino al suo risveglio all’alba di un nuovo giorno.

Olimpia e il suo glorioso passato

Ed eccovi dunque alla meta tanto agognata, Olimpia, dove oggi ogni giorno fiumi di visitatori si riversano per visitare i resti archeologici di grande importanza storica e culturale. Camminare tra le rovine vi darà l’emozione di rievocare le atmosfere dell’antichità, immergendosi in un luogo che regala non poche sorprese.

La casa degli atleti nell’antichità

Olimpia e Katakolon (Ph. by Valentina Contavalle)

Olimpia e Katakolon (Ph. by Valentina Contavalle)

Questa antica città Greca ricade all’interno del comune di Archea Olympia, sede dell’amministrazione e dello svolgimento dei giochi olimpici, ma anche luogo di culto di grande importanza, come testimoniano i resti di templi, teatri, monumenti e statue, venuti alla luce dopo gli scavi effettuati nella zona dove la città originariamente sorgeva. Le frequentazioni del sito di Olimpia risalgono alla parte finale del neolitico, tra il 4300 e il 3100 a.C., in particolare nella zona nord dello stadio. Sono stati inoltre scoperti insediamenti di epoche successive in altre parti del sito, ad esempio sotto l’edificio del nuovo museo. Destano poi interesse i legami con la cultura di Cetina, in seguito al ritrovamento di reperti che la ricollegano alle zone della Dalmazia; non sono infine esclusi legami con altre località della medesima cultura, quali sud Italia, Sicilia e Malta.

La città era incastonata in una valle situata lungo il corso del fiume Alfeo, nell’Elide (Peloponneso nord-occidentale). Molti degli edifici eretti venivano usati come dimora dagli atleti che partecipavano ai giochi, detti appunto olimpici, e che si svolgevano ogni quattro anni in onore di Zeus. In questo luogo venne compilato per la prima volta, nel 776 a.C., un elenco di vincitori: è possibile da ciò desumere che si trattasse dell’esito delle prime Olimpiadi storicamente accertate.

Nella prima metà del XVIII, grazie all’archeologo inglese Richard Chandler – notoriamente appassionato di arte greca – fu riscoperta l’antica città; solo a partire dal 1800 iniziarono gli scavi veri e propri, ed i primi ad occuparsene furono archeologi francesi e tedeschi. Durante le loro ricerche, furono riportati alla luce statue, altari, oggetti votivi: stavano risvegliando un mondo la cui bellezza andava aldilà di ogni immaginazione.

Visitare il sito di Olimpia

Quello presente a Olimpia oggi è uno dei musei più importanti nel mondo.
Una volta entrati al sito, è sempre consigliabile affidarsi ad una guida che vi aiuterà ad immergervi nella magica atmosfera ancora sprigionata dalle rovine, permettendovi di rivivere le vicende e capire lo spirito e la storia del luogo.

È così che si accede al recinto sacro, l’Altis, della lunghezza di 200 metri e della larghezza di 177 metri, collocato in una posizione sopraelevata. Qui c’erano templi ed edifici adibiti all’amministrazione dei giochi. Dunque è la volta dell’Heraion, il tempio in stile dorico risalente all’incirca al 600 a.C.; fu una delle prime costruzioni realizzate a Olimpia. Era dedicato a Era, moglie di Zeus, venerata da tutti gli atleti. In questo tempio venivano conservate corone d’alloro destinate ai vincitori olimpici. Un luogo davvero evocativo.

Si può proseguire poi per il Tempio di Zeus, anch’esso in stile dorico ed eretto tra il 470 e il 456 a.C. Viene considerato il più noto e importante edificio sacro di Olimpia: custodiva la statua del re degli dei realizzata da Fidia, considerata una delle sette meraviglie del mondo; di essa, purtroppo, restano soltanto descrizioni di antichi scritti e la nostra più fervida immaginazione.

Lo Stadio e le gesta eroiche degli atleti

Olimpia e Katakolon (Ph. by Valentina Contavalle)

Olimpia e Katakolon (Ph. by Valentina Contavalle)

Ma probabilmente l’emozione più grande la si avrà una volta varcato l’arco d’ingresso dello Stadio. Teatro di gare appassionanti, lo Stadio ha ricevuto la sua forma finale – la terza realizzazione nel corso del tempo – intorno al V secolo a.C.

Gli atleti si preparavano per anni e si iscrivevano ai giochi un mese prima dell’inizio della competizione. Lo sport, infatti, era concepito come miglioramento dell’uomo per arrivare alla perfezione divina e come strumento educativo sia fisico che mentale. Il vincitore riceveva un semplice ramoscello di ulivo, un simbolo che oggi rappresenta la pace. Durante i giochi olimpici, infatti, veniva sospesa ogni guerra.

Le prime olimpiadi, come presupposto, risalgono al 776 a.C. celebrate in onore delle feste dedicate a Zeus. Ancora oggi calpestarne il suolo regala un’emozione ineffabile. Immancabile la foto ai blocchi di partenza scattata dai turisti di tutto il mondo. Talvolta è possibile intercettare qualche sportivo intento nella sua corsa d’allenamento o semplicemente seduto ai bordi della pista, per prendere un attimo di fiato.

Ultima sosta d’obbligo, il Leonidaion, che prende il nome da Leonide di Nasso, posto a sud accanto all’Altis. È senza dubbio l’edificio più “mondano” del sito: era costituito da un porticato esterno, in stile ionico, con 138 colonne, e un porticato interno, in stile dorico, intorno ad un cortile centrale. Tra i due colonnati si trovavano i raffinati ambienti dove ricevevano ospitalità i forestieri più importanti. Tuttavia era possibile trovare anche persone meno abbienti, che si accampavano anche all’aperto.

Un vero e proprio “meltin’pot”, un magico momento in cui ricchi e poveri avrebbero condiviso – seppur in condizioni e trattamenti diversi, si badi bene! – lo stesso ambiente. Eppure era un’idea davvero rivoluzionaria, da cui avremmo molto da imparare al giorno d’oggi.

Le Olimpiadi fra storia e leggenda

Olimpia e Katakolon (Ph. by Valentina Contavalle)

Durante i Giochi Olimpici del 2004, che si tennero proprio in Grecia, Olimpia ha rivissuto il suo momento magico: l’antico stadio fu riutilizzato per le gare di lancio del peso. C’è solo da immaginare quale emozione abbia potuto suscitare negli atleti trovarsi in un luogo tanto sacro.

E sorprenderà non poco sapere che la fiamma olimpica è un’invenzione. Di fronte alle rovine del tempio di Era, le attrici recitano il ruolo di sacerdotesse accendendo la fiamma. Solo la coreografia e i costumi sono ispirati all’antichità. Il sistema di accensione corrisponde ad un processo già noto agli antichi: l’uso del sole e un contenitore concavo, uno specchio cilindrico-parabolico. I raggi del sole, riflessi nel centro del contenitore, emanano un calore intenso che consente di ottenere una fiamma.

La storia delle Olimpiadi riserva ancora una curiosità: la vicenda di Callipatera, una donna di nobile famiglia rodia, i cui familiari erano atleti di grande fama. Il figlio Pisidoras era un abile corridore come i fratelli. La donna rimase vedova e allenò il figlio; non potendo entrare nello stadio, si travestì da uomo e fu scambiata per l’allenatore, ma quando il ragazzo vinse, lei si tradì, perché perse i suoi vestiti nell’esultanza. Le autorità non la punirono, per rispetto della sua nobile famiglia. Da quel singolare episodio, però, entrò in vigore la regola che impose agli atleti ed ai loro allenatori di rimanere nudi durante le gare.

Ed al concludersi del tour, allontanandosi pian piano dal sito, avvolti in uno strano ed evocativo silenzio nonostante la continua presenza di turisti, quasi in segno di rispetto ad un luogo tanto sacro, un ultimo sguardo volgerà verso le colonne della palestra. Chissà, magari vi sembrerà di scorgere il vostro eroe che le attraversa, fiero ed intento nel suo allenamento quotidiano.

Dove mangiare a Olimpia

Olimpia e Katakolon - Agriturismo Magna Grecia (Ph. by Valentina Contavalle)

Perché non trovare un momento per ristorarsi con un ottimo pasto, dal sapore indiscutibilmente greco, dopo una giornata tanto intensa? L’agriturismo Magna Grecia è quel che fa per voi, non distante dal sito archeologico e facile da raggiungere in auto.

Arrivati in loco, verrete amabilmente accolti dalla proprietaria – una simpatica friulana – e dalla sua famiglia: sarete travolti da un’atmosfera calda e accogliente. Passeggiare tra gli uliveti e i grandi orti colorati, sarà una gioia per gli occhi. Un intenso profumo di cibi in cottura sarà sempre nell’aria mentre visiterete le rimesse per la produzione dell’olio, assaggiandone le tante fragranze prodotte.

E quando giunge il momento di mettersi realmente a tavola, rimarrete piacevolmente sorpresi di quante tipiche leccornìe del luogo – tutte prodotte a km zero – disponga questa terra, tanto semplice e genuina, ma che irradia bellezza.

E non può mancare il momento del ballo: i proprietari, i camerieri, i cuochi. Tutti diventano protagonisti di una festosa Zorba. Non c’è più proprietario, né dipendente, ma solo unione e gioia di condividere. L’allegria è tale che sarà impossibile non essere coinvolti nel loro ballo; passerete dei momenti davvero divertenti, tra musica popolare, risate e spettacoli deliziosamente improvvisati.

Vi farà sicuramente sorridere il proprietario dell’agriturismo – Ateniese doc – che vi spiegherà l’etimologia di un termine qualsiasi, proprio come faceva Kostas, uno dei protagonisti del film Il mio Grosso Grasso Matrimonio Greco. Ma i Greci sono davvero tutti così? Sicuramente danno l’impressione di essere un popolo molto orgoglioso e innamorato della propria cultura.

Nei paraggi dell’agriturismo troverete poi un mercatino dove acquistare olio di produzione locale, saponi naturali e tanti piccoli souvenir realizzati a mano e con estrema cura.

La Grecia e il viaggio dell’anima

Olimpia e Katakolon - Danze tipiche (Ph. by Valentina Contavalle)

Olimpia e Katakolon – Danze tipiche (Ph. by Valentina Contavalle)

La giornata giunge al termine, è ora di andare.

Eppure, un pensiero rimarrà sempre vivo: bisogna farsi conquistare dall’arte del viaggiare, anche lentamente, assaporandone ogni aspetto, imparando ad ascoltare ciò che ci circonda, ciò che ha da raccontare; bisogna aprire una porta d’accesso a nuove culture.

Quando si visita un luogo, quando si sta in un posto, non si conoscono subito le sue storie; allora bisogna guardare, guardare a fondo, avere curiosità, elogiare sé stessi. Basta chiudere gli occhi e respirare. Perché sì. Questa è quella parte della Grecia dove il viaggio è anche un po’ dell’anima.

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