OLIMPIA E KATAKOLON: LA BREZZA MARINA E LE ORME DEGLI DEI

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Olimpia e il suo glorioso passato

Ed eccovi dunque alla meta tanto agognata, Olimpia, dove oggi ogni giorno fiumi di visitatori si riversano per visitare i resti archeologici di grande importanza storica e culturale. Camminare tra le rovine vi darà l’emozione di rievocare le atmosfere dell’antichità, immergendosi in un luogo che regala non poche sorprese.

La casa degli atleti nell’antichità

Olimpia e Katakolon (Ph. by Valentina Contavalle)

Olimpia e Katakolon (Ph. by Valentina Contavalle)

Questa antica città Greca ricade all’interno del comune di Archea Olympia, sede dell’amministrazione e dello svolgimento dei giochi olimpici, ma anche luogo di culto di grande importanza, come testimoniano i resti di templi, teatri, monumenti e statue, venuti alla luce dopo gli scavi effettuati nella zona dove la città originariamente sorgeva. Le frequentazioni del sito di Olimpia risalgono alla parte finale del neolitico, tra il 4300 e il 3100 a.C., in particolare nella zona nord dello stadio. Sono stati inoltre scoperti insediamenti di epoche successive in altre parti del sito, ad esempio sotto l’edificio del nuovo museo. Destano poi interesse i legami con la cultura di Cetina, in seguito al ritrovamento di reperti che la ricollegano alle zone della Dalmazia; non sono infine esclusi legami con altre località della medesima cultura, quali sud Italia, Sicilia e Malta.

La città era incastonata in una valle situata lungo il corso del fiume Alfeo, nell’Elide (Peloponneso nord-occidentale). Molti degli edifici eretti venivano usati come dimora dagli atleti che partecipavano ai giochi, detti appunto olimpici, e che si svolgevano ogni quattro anni in onore di Zeus. In questo luogo venne compilato per la prima volta, nel 776 a.C., un elenco di vincitori: è possibile da ciò desumere che si trattasse dell’esito delle prime Olimpiadi storicamente accertate.

Nella prima metà del XVIII, grazie all’archeologo inglese Richard Chandler – notoriamente appassionato di arte greca – fu riscoperta l’antica città; solo a partire dal 1800 iniziarono gli scavi veri e propri, ed i primi ad occuparsene furono archeologi francesi e tedeschi. Durante le loro ricerche, furono riportati alla luce statue, altari, oggetti votivi: stavano risvegliando un mondo la cui bellezza andava aldilà di ogni immaginazione.

Visitare il sito di Olimpia

Quello presente a Olimpia oggi è uno dei musei più importanti nel mondo.
Una volta entrati al sito, è sempre consigliabile affidarsi ad una guida che vi aiuterà ad immergervi nella magica atmosfera ancora sprigionata dalle rovine, permettendovi di rivivere le vicende e capire lo spirito e la storia del luogo.

È così che si accede al recinto sacro, l’Altis, della lunghezza di 200 metri e della larghezza di 177 metri, collocato in una posizione sopraelevata. Qui c’erano templi ed edifici adibiti all’amministrazione dei giochi. Dunque è la volta dell’Heraion, il tempio in stile dorico risalente all’incirca al 600 a.C.; fu una delle prime costruzioni realizzate a Olimpia. Era dedicato a Era, moglie di Zeus, venerata da tutti gli atleti. In questo tempio venivano conservate corone d’alloro destinate ai vincitori olimpici. Un luogo davvero evocativo.

Si può proseguire poi per il Tempio di Zeus, anch’esso in stile dorico ed eretto tra il 470 e il 456 a.C. Viene considerato il più noto e importante edificio sacro di Olimpia: custodiva la statua del re degli dei realizzata da Fidia, considerata una delle sette meraviglie del mondo; di essa, purtroppo, restano soltanto descrizioni di antichi scritti e la nostra più fervida immaginazione.

Lo Stadio e le gesta eroiche degli atleti

Olimpia e Katakolon (Ph. by Valentina Contavalle)

Olimpia e Katakolon (Ph. by Valentina Contavalle)

Ma probabilmente l’emozione più grande la si avrà una volta varcato l’arco d’ingresso dello Stadio. Teatro di gare appassionanti, lo Stadio ha ricevuto la sua forma finale – la terza realizzazione nel corso del tempo – intorno al V secolo a.C.

Gli atleti si preparavano per anni e si iscrivevano ai giochi un mese prima dell’inizio della competizione. Lo sport, infatti, era concepito come miglioramento dell’uomo per arrivare alla perfezione divina e come strumento educativo sia fisico che mentale. Il vincitore riceveva un semplice ramoscello di ulivo, un simbolo che oggi rappresenta la pace. Durante i giochi olimpici, infatti, veniva sospesa ogni guerra.

Le prime olimpiadi, come presupposto, risalgono al 776 a.C. celebrate in onore delle feste dedicate a Zeus. Ancora oggi calpestarne il suolo regala un’emozione ineffabile. Immancabile la foto ai blocchi di partenza scattata dai turisti di tutto il mondo. Talvolta è possibile intercettare qualche sportivo intento nella sua corsa d’allenamento o semplicemente seduto ai bordi della pista, per prendere un attimo di fiato.

Ultima sosta d’obbligo, il Leonidaion, che prende il nome da Leonide di Nasso, posto a sud accanto all’Altis. È senza dubbio l’edificio più “mondano” del sito: era costituito da un porticato esterno, in stile ionico, con 138 colonne, e un porticato interno, in stile dorico, intorno ad un cortile centrale. Tra i due colonnati si trovavano i raffinati ambienti dove ricevevano ospitalità i forestieri più importanti. Tuttavia era possibile trovare anche persone meno abbienti, che si accampavano anche all’aperto.

Un vero e proprio “meltin’pot”, un magico momento in cui ricchi e poveri avrebbero condiviso – seppur in condizioni e trattamenti diversi, si badi bene! – lo stesso ambiente. Eppure era un’idea davvero rivoluzionaria, da cui avremmo molto da imparare al giorno d’oggi.

Le Olimpiadi fra storia e leggenda

Olimpia e Katakolon (Ph. by Valentina Contavalle)

Durante i Giochi Olimpici del 2004, che si tennero proprio in Grecia, Olimpia ha rivissuto il suo momento magico: l’antico stadio fu riutilizzato per le gare di lancio del peso. C’è solo da immaginare quale emozione abbia potuto suscitare negli atleti trovarsi in un luogo tanto sacro.

E sorprenderà non poco sapere che la fiamma olimpica è un’invenzione. Di fronte alle rovine del tempio di Era, le attrici recitano il ruolo di sacerdotesse accendendo la fiamma. Solo la coreografia e i costumi sono ispirati all’antichità. Il sistema di accensione corrisponde ad un processo già noto agli antichi: l’uso del sole e un contenitore concavo, uno specchio cilindrico-parabolico. I raggi del sole, riflessi nel centro del contenitore, emanano un calore intenso che consente di ottenere una fiamma.

La storia delle Olimpiadi riserva ancora una curiosità: la vicenda di Callipatera, una donna di nobile famiglia rodia, i cui familiari erano atleti di grande fama. Il figlio Pisidoras era un abile corridore come i fratelli. La donna rimase vedova e allenò il figlio; non potendo entrare nello stadio, si travestì da uomo e fu scambiata per l’allenatore, ma quando il ragazzo vinse, lei si tradì, perché perse i suoi vestiti nell’esultanza. Le autorità non la punirono, per rispetto della sua nobile famiglia. Da quel singolare episodio, però, entrò in vigore la regola che impose agli atleti ed ai loro allenatori di rimanere nudi durante le gare.

Ed al concludersi del tour, allontanandosi pian piano dal sito, avvolti in uno strano ed evocativo silenzio nonostante la continua presenza di turisti, quasi in segno di rispetto ad un luogo tanto sacro, un ultimo sguardo volgerà verso le colonne della palestra. Chissà, magari vi sembrerà di scorgere il vostro eroe che le attraversa, fiero ed intento nel suo allenamento quotidiano.

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