MUSEI POCO CONOSCIUTI CHE NASCONDONO CAPOLAVORI

5390
0
Condividi:

Milano, Londra, Istanbul: tutte e tre ospitano musei poco conosciuti da non perdere. Il motivo? Al loro interno si nascondono insospettabili capolavori. Fra illustri dipinti  e storie di vita surreali.

Casa Museo Boschi Di Stefano, Milano. Una straordinaria collezione privata di arte italiana del XX secolo

Casa Museo Boschi Di Stefano, Milano - Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Casa Museo Boschi Di Stefano, Milano – Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Non tutti a Milano sanno che in una piccola via in zona Morgagni, Via Giorgio Jan, si nasconde una casa museo dal fascino irresistibile. Proprio qui si nascondono capolavori dell’arte italiana del XX secolo.

La casa è situata all’interno del palazzo progettato da Piero Portaluppi, tra il 1929 ed il 1931; il museo ha origine dalla passione dei coniugi Antonio Boschi e Marieda Di Stefano. A partire dagli anni Venti e per oltre cinquant’anni, i coniugi formano quella che diventerà una delle più importanti collezioni del patrimonio artistico milanese del XX secolo.

Futurismo e arte Informale

Esposte negli ambienti dell’appartamento in una successione continua, al punto da non lasciare alcuno spazio libero sulle pareti, vi sono opere di artisti italiani che spaziano dal Futurismo all’Informale della fine degli anni Cinquanta. Marieda ed Antonio, che non ebbero figli, collezionarono opere d’arte per tutta la vita. Alla morte di Marieda, nel 1968, il marito continuò a collezionare ossessivamente opere d’arte fino alla sua morte, nel 1988. Quando la casa fu aperta furono trovate oltre 2.000 opere d’arte, nessuno spazio libero alle pareti, non un angolo della casa che non fosse intriso di bellezza. Attualmente sono esposte circa 200 opere; le restanti giacciono nei magazzini del Museo di Arte Moderna di Milano e vengono ciclicamente esposte in occasioni di mostre.

Casa Museo Boschi Di Stefano, Milano - Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Casa Museo Boschi Di Stefano, Milano – Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

La prima sensazione che si ha entrando nella casa museo è di infinita pace e irresistibile fascinazione. La casa ha conservato tutta la sua preziosa struttura: i pavimenti, le porte e gli arredi sono quelli dell’epoca in cui fu costruita. Si ha ancora la percezione di entrare in un’abitazione privata, di respirare l’essenza e la passione dei precedenti abitanti. Camminando sul pavimento scricchiolante si ha quasi il timore di introdursi clandestinamente in spazi intimi, ed una sala dopo l’altra si apre alla vista del visitatore, che non può non stupirsi per la ricerca e la ricchezza delle collezioni esposte.

Arte italiana del XX secolo

Un’intera sala è dedicata al Novecento Italiano, con paesaggi, nature morte e ritratti. Altre sale sono dedicate alle opere di Fontana, Sironi, Morandi e De Pisis.

Venere dei porti, Mario Sironi, Casa Museo Boschi Di Stefano - Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Venere dei porti, Mario Sironi, Casa Museo Boschi Di Stefano – Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Quella di Mario Sironi è una vera e propria collezione. Sono qui presenti, fra gli altri, Paesaggio urbano, 1929-1930; L’adultera, 1940 circa; Grande Composizione, 1947 circa; Ritratto della figlia, 1925-1926; Gasometro, 1922; Venere dei porti, 1919; La fata della Montagna, 1929.

Notevole anche la raccolta delle opere di Piero Marussig, tra le quali La lettrice, 1935; Natura morta con tamburello, 1925; Natura morta con maschera, 1928 circa; Figura femminile con lo scialle, 1927; Scugnizzo, 1929 circa; Case in torbiera, prima metà degli anni Trenta del XX secolo.

La lettrice, Piero Marussig, Casa Museo Boschi Di Stefano - Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

La lettrice, Piero Marussig, Casa Museo Boschi Di Stefano – Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Nel grande soggiorno d’angolo sono ospitate le opere di artisti che trascorsero lunghi periodi a Parigi: de Chirico, Campigli e Savinio. L’originale camera matrimoniale è dedicata all’Informale e conclude il percorso con due grandi Achrome di Piero Manzoni.

La casa museo Boschi – Di Stefano è aperta gratuitamente al pubblico dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18.

Courtauld Gallery, Londra. Un angolo di paradiso servito con tè, scones e panna acida

Courtland Gallery, Londra - Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Courtland Gallery, Londra – Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Nel cuore di Londra, all’interno della Somerset House, si trova la Courtauld Gallery, una preziosa galleria che non tutti i turisti prendono in considerazione, almeno alla prima visita della città, e che molti ignorano. La fondazione del Courtauld Institute of Art nel 1932 è il risultato della visione illuminata di due uomini: il visconte Lee of Fareham e Samuel Courtauld. Se Lee ha saputo come e dove esercitare la sua influenza, è stato Courtauld che ha fornito gran parte del capitale necessario all’acquisto delle opere che oggi compongono la galleria. La sua ricchezza derivava dal settore tessile, ma da entrambi i lati della sua famiglia vi erano stati collegamenti con le arti e le tradizioni di patronato risalivano diverse generazioni. Fu Courtauld, su consiglio di Roger Fry e altri, a comprare le opere di molti impressionisti francesi.

Capolavori impressionisti

La Courtauld Gallery è oggi uno dei più importanti musei del Regno Unito: la sua collezione vanta 520 dipinti, 7.000 disegni, 20.000 stampe e più di 550 sculture e opere di arte decorativa. La collezione, che comprende opere dal 1300 al 1970 circa, vanta opere di fama internazionale. Un ruolo particolarmente importante è quello delle opere degli impressionisti, che Samuel Courtauld ha collezionato con particolare assiduità. Troviamo qui Monet, Manet, Degas, Renoir, Cezanne, Gaugin.

Fra i capolavori impressionisti della galleria ci sono Il Bar delle Folies-Bergère di Eduard Manet; la versione più piccola del famoso Le Dejeuner sue l’herbe, sempre di Manet; Don Francisco de Saavedra di Francisco Goya; Antibes di Monet; I giocatori di carte di Paul Cézanne.

Il Bar delle Folies-Bergère, Eduard Manet, Courtland Gallery - Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Il Bar delle Folies-Bergère, Eduard Manet, Courtland Gallery – Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Anche se la Courtauld Gallery è conosciuta principalmente per i suoi dipinti impressionisti e post impressionisti, la collezione si estende fino al XX secolo con lavori di Modigliani, Matisse, Kandinsky ed il gruppo di Bloomsbur, oltre che capolavori dell’Espressionismo tedesco. Tra la ricca collezione di opere moderne spicca il nudo femminile di Amedeo Modigliani. La Courtauld Gallery è inoltre l’unico museo del Regno Unito con un così vasto insieme di dipinti della corrente Fauves (o Wild Beasts), inclusi importanti lavori di Henri Matisse, André Derain e Raoul Dufy.

Nudo femminile, Amedeo Modigliani, Courtland Gallery - Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Nudo femminile, Amedeo Modigliani, Courtland Gallery – Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

La sala da tè

Per chi avesse bisogno di un’ulteriore stimolo per visitare questa preziosa, suggestiva ed al contempo intima galleria d’arte, segnaliamo la sala da tè della Somerset House. Qui potrete gustare un autentico English tea accompagnato da scones, panna acida e marmellate home made. Il tutto servito in un ambiente piccolo e accogliente, perfetto per il rito del tè.

La Courtauld Gallery è aperta al pubblico tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Il Museo dell’Innocenza. Il sottile confine tra immaginazione e realtà

Il Museo dell'Innocenza, Istanbul - Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Il Museo dell’Innocenza, Istanbul – Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Solo un pazzo, un genio, o un visionario come Orhan Pamuk poteva concepire Il Museo dell’Innocenza di Istanbul. L’omonimo romanzo, Il Museo dell’Innocenza, narra l’ossessione amorosa di Kemal per la giovane Fusun. Ma il loro è un amore destinato all’infelicità. Così Kemal, per placare il suo desiderio verso la ragazza che non può avere, inizia a raccogliere ogni oggetto che gliela ricordi. Kemal accumula oggetto dopo oggetto con una compulsività che agli occhi del mondo non può che apparire follia. Giunto al termine della sua vita, Kemal chiederà all’amico scrittore Orhan Pamuk di costruire un museo che raccolga queste memorie: il Museo dell’Innocenza. E lo scrittore lo ha fatto davvero, creando uno spazio incantato dove i confini tra realtà ed immaginazione sono labili come nei suoi romanzi.

Il museo dell’innocenza, che spesso solo i lettori di Pamuk conoscono, si trova a Beyoglu, in una vecchia casa del quartiere di Cukurcuma. La palazzina rosso scuro ora è un museo, ma una volta, per tutti i lettori di Pamuk, era “solo” la casa in cui, tra gli anni 70 e 80, viveva la famiglia Keskin, composta da Fusun e dai suoi genitori.

La casa rossa

Era in questa casa che Kemal trascorreva le sue serate per stare vicino a Fusun; ed era sempre da questa casa che ad ogni visita faceva rapidamente e metodicamente sparire piccoli oggetti da collezionare in ricordo dell’amata. Centinaia di suppellettili, abiti, foto, ritagli di giornale, persino mozziconi di sigarette. Sì: nel museo sono esposte migliaia di sigarette fumate e spente da Fusun, catalogate in base all’umore o al momento in cui sono state fumate. In questa casa rossa Kemal visse gli ultimi anni della sua vita, circondato dagli oggetti sia per trarne conforto, sia per progettare di esporli in un museo che raccontasse la sua sfortunata storia d’amore e nel contempo parlasse di Istanbul, della sua quotidianità.

Al Museo dell’Innocenza bisogna entrare facendo un patto col suo creatore: quello di immergersi nell’illusione che tutto sia reale, mentre la nostra razionalità sa e ci dice che si tratta solo di finzione e che il museo fa parte di quel progetto folle che lo scrittore turco, premio Nobel per la Letteratura nel 2006, ha concepito e portato avanti per più di dieci anni. Il progetto parte dal romanzo, Il museo dell’innocenza, al quale è seguita la realizzazione del museo ed infine la pubblicazione del catalogo del museo dal titolo L’innocenza degli oggetti.

Orhan Pamuk al Museo dell'Innocenza, Istanbul - Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Orhan Pamuk al Museo dell’Innocenza, Istanbul – Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Ammirazione

In poco tempo il passaparola dei lettori si è diffuso, ed il museo è diventato una delle mete turistiche più frequentate della città. L’esposizione non accoglie più di cinquanta ospiti alla volta, proprio come Kemal chiede a Pamuk alla fine del libro, quando gli consegna l’incarico morale di diventare il narratore della sua storia ed il realizzatore del museo. Il museo, che è stato progettato e curato nei minimi particolati da Pamuk stesso, con il supporto di architetti, artigiani ed altri specialisti, si sviluppa in tre piani con 83 bacheche in legno (da notare il richiamo ai capitoli del libro, che sono esattamente 83). Qui gli oggetti collezionati da Kemal e Pamuk sono esposti come se fossero dei quadri da ammirare.

Ed è davvero ammirazione quella che si prova visitando questo strano luogo: per Pamuk lo scrittore; per Kemal il personaggio; per la cura con cui i feticci di questa storia d’amore sono stati esposti ed organizzati. Ne contiamo 700, e sono tutti citati nel libro. Il visitatore è commosso, stupito, ed anche emotivamente vicino ad ognuno di questi oggetti. Ognuno non racconta solo la storia di Kemal e della bella Fusun; il museo parla anche di Istanbul, di come si viveva nelle sue case fino a non molti anni fa. Il museo, in ultima analisi, è un’enorme omaggio d’amore di Pamuk verso la sua Istanbul. Una città molto diversa da quella di cui conosciamo tristemente le ultime vicissitudini.

Un ponte fra arte e letteratura

Il Museo dell'Innocenza, Istanbul - Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

Il Museo dell’Innocenza, Istanbul – Musei poco conosciuti che nascondono capolavori

La visita al Museo dell’Innocenza è particolarmente pregna di significato per chi ha letto anche il romanzo. Addirittura, se ci si presenta con il libro l’ingresso è gratuito. Come però spiega lo stesso Pamuk, le due cose non sono per forza complementari; il romanzo esiste anche senza il museo e viceversa. La visita al museo resta infatti amabilissima anche per gli altri visitatori. Attraverso gli oggetti e la loro esposizione si possono cogliere le consuetudini sociali dell’epoca, le piccole sfumature di un paese e di una città che oggi più che mai dovrebbe ritrovare se stessa. Per chi ha letto il libro, si aggiunge il piacere di poter collocare i personaggi e le situazioni nei luoghi reali della città; non sono solo il museo in sé, ma anche le strade che lo circondano.

Il capolavoro, in questo caso, è il museo stesso: sia in quanto “oggetto”, la palazzina rossa acquistata da Pamuk pensando a dove dovesse abitare la protagonista del suo libro; sia, in senso più ampio, in quanto ponte tra arte e letteratura, tra immaginazione e realtà.

Come leggiamo nel catalogo del museo: “Orhan Pamuk ha fatto ciò che sembrava esclusiva dei maghi delle fiabe o del genio delle Mille e una notte. Ha preso ciò che esisteva tra le pagine del suo romanzo, Il Museo dell’Innocenza, e l’ha trasformato in qualcosa di materiale, di fisico, uno spazio da esplorare con tutti i nostri sensi: ha costruito il Museo dell’Innocenza. Un luogo unico al mondo, un tesoro nel cuore incantato di Istanbul: la celebrazione dell’amore, della memoria, del potere dell’immaginazione di plasmare la realtà.”

Condividi:

Leave a reply