MILANO LIBERTY: PASSEGGIANDO TRA LE VIE DELLA BELLE ÉPOQUE

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Milano è nota soprattutto per le vie dello shopping e per le luccicanti vetrine del quadrilatero della moda. Non tutti però sanno che a Milano esiste anche un quadrilatero del silenzio. Ecco dunque un itinerario della città alla ricerca della sua identità più autentica e profonda; un’identità che si racconta attraverso le linee sinuose dei palazzi di fine ‘800, dimore imponenti e suggestive ornate da stucchi e ferri battuti, case vestite con i colori sgargianti delle maioliche. Questo è il fascino immutato della Milano liberty: palazzi, strade e monumenti che meritano di essere raccontati e riscoperti. Una città diversa, vissuta attraverso l’estro e la creatività degli architetti e degli artisti che per primi seppero delineare una precisa evoluzione stilistica ed architettonica, traducendo in forme, volumi e decori i cambiamenti sociali ed economici della Milano dei primi del Novecento.

Inizia così una passeggiata fra alcuni spunti della Milano Liberty, dettagli che forse ci sono passati davanti mille volte, ma a cui non abbiamo mai fatto caso. È infatti quasi sempre ai piani alti che fiorisce la fantasia di architetti e decoratori.

Da dove cominciare? Da Ermenegildo Castiglioni, un giovane ben dotato di finanze, di cultura e di idee. Vuole costruirsi un palazzo principesco, ma aggiornato sulle nuove tendenze europee. Si incontra così con Giuseppe Sommaruga, e subito committente e architetto si intendono, perché anche Sommaruga punta al mirabolante.

A metà maggio del 1903 Casa Castiglioni appare libera dai ponteggi. Al portone dell’edificio in Corso Venezia 73 (oggi 47) due allegre fanciulle di pietra con le spalle rivolte ai passanti curiosano all’interno. Le due statue, raffiguranti due donne svestite ritratte in pose decisamente audaci, suscitano grande scandalo; la gente si diverte, ma qualcuno no, e tempo due settimane verranno rimosse.

Palazzo Castiglioni

Corso Venezia 47

Palazzo Castiglioni - Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Palazzo Castiglioni – Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Palazzo Castiglioni è il primo edificio propriamente liberty in città. Curiosamente – o forse per provocazione – sorge nel bel mezzo di Corso Venezia, via della nobiltà già nel Settecento, connotata dalla sobrie linee del Neoclassicismo.

Quando il palazzo fu terminato l’effetto fu dirompente per più di una ragione. Non solo sul portale centrale si imponevano i due morbidi nudi femminili dello scultore Ernesto Bazzaro (che oggi decorano Villa Romeo Faccaoni in via Buonarroti) rappresentanti la Pace e l’Industria, e che fecero guadagnare all’edificio il soprannome di Ca’ di ciapp; a stupire erano anche le dimensioni monumentali, la facciata severa e un ammiccamento a nostalgie michelangiolesche nell’uso del bugnato e nella profusione di putti ad alto rilievo.

Pace e Industria - Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Pace e Industria – Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Ogni materiale concorre a dare un senso del movimento e un’impressione generale di potenza, soprattutto negli originali oblò del piano terreno; innovative anche alcune scelte compositive, criticate dai contemporanei, come le finestre strette e alte, la cui tradizionale cornice è sostituita da putti reggi-cartigli, e l’asimmetria della facciata, con un unico balcone in alto sul lato destro. All’interno si possono ammirare il magnifico scalone a tre rampe, con la dinamica balaustra in ferro battuto, e la sala dei Pavoni, decorata a stucchi.

Palazzo Castiglioni è il simbolo vero del Liberty milanese, con il quale ogni altro edificio in stile ha dovuto giocoforza misurarsi.

Casa Galimberti

Via Malpighi 3

Casa Galimberti - Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Casa Galimberti – Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Da Palazzo Castiglioni si arriva in pochi minuti in Via Malpighi, l’area di Porta Venezia più intensamente liberty della città. Qui brulicano ferri intrecciati, fregi floreali, decorazioni a nastro e maioliche. L’angolo più suggestivo è sicuramente quello occupato da Casa Galimberti, capolavoro dell’architetto Giovan Battista Bossi.

L’Art Nouveau si manifesta qui con i ferri battuti intrecciati dell’artigiano Mazzucotelli, ma soprattutto con la maiolica. Il risultato è un edificio in cui il colore e il segno grafico sono i tratti più significativi. La superficie esterna della costruzione è rivestita quasi interamente di piastrelle dipinte che, come in un mosaico, tratteggiano figure femminili e maschili in un intreccio di piante rampicanti e rigogliose. Lo scopo delle piastrelle, moderno e pratico, è quello di collaborare al mantenimento della pulizia della facciata. La praticità era requisito fondamentale, poiché Casa Galimberti nasce come casa “da reddito”, ovvero edificio di appartamenti da affittare. Lo stesso vale per Casa Guazzoni, costruita anch’essa dal Bossi al civico 12.

Sotto Casa Galimberti, prima di proseguire, ci si può fermare da Panino Giusto. Qui il caffè viene sempre rigorosamente servito con una piccola mattonella di gelato ricoperta di cioccolato.

Casa Guazzoni

Via Malpighi angolo Via Melzo

Casa Guazzoni - Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Casa Guazzoni – Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Casa Guazzoni fu realizzata su progetto di Giovanni Battista Bossi. Costruita su un lotto d’angolo, presenta due facciate di dimensioni e di disegno quasi uguali, caratterizzate per la raffinatezza dei motivi naturalistici. La ricca decorazione in cemento si addensa nel basamento, con volti femminili e putti ad altorilievo, mentre si alleggerisce nella parte superiore, dove prevalgono i ferri battuti dei balconi, attribuiti all’officina di Alessandro Mazzucotelli. In origine la fascia intonacata tra il secondo e il terzo piano era decorata da affreschi di Paolo Sala, oggi scomparsi. Altri affreschi, forse opera dello stesso artista, impreziosiscono la parte superiore delle pareti dell’androne d’ingresso. Degna di nota è la sequenza degli spazi comuni all’interno: l’atrio quadrato si apre sull’ampio e luminoso vano scala a pianta esagonale, con gradini in marmo e parapetti in ferro battuto.

Ex Cinema Dumont

Via Frisi 2

Cinema Dumont - Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Cinema Dumont – Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Dando le spalle a Casa Guazzoni ci si trova davanti all’ex Cinema Dumont, che chiude e completa la prospettiva di Via Malpighi offrendo un ulteriore esempio di architettura e decorazione. Poco sopravvive dell’enorme struttura nata nel 1905 per ospitare una sala cinematografica di 500 posti; si può però ancora godere della raffinata facciata. Qui mancano i colori di casa Galimberti e gli alto rilievi di casa Guazzoni, ma i decori eleganti e quasi piatti che la disegnano con delicatezza sono altrettanto riusciti. Si tratta di uno dei primi cinematografi di Milano e d’Italia, progettato e costruito appositamente per lo scopo. Il cinema fu utilizzato fino al 1932, ed oggi ospita la Biblioteca Venezia. Dopo il 1932 rischiò più volte di essere demolito, ma nel 1977 la facciata fu vincolata dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali.

Ex Kursaal Diana

Viale Piave 42

Kursaal Diana - Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Kursaal Diana – Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

La passeggiata continua verso l’ex Kursaal Diana, oggi Hotel Diana Majestic, all’angolo con Via Malpighi e Viale Piave. Il palazzo tardo liberty fu costruito dall’architetto Achille Manfredini, che nel progettare questo hotel di lusso in piena Belle Epoque si ispirò ai locali notturni parigini. Inaugurato il 1 ottobre 1908, il Kursaal fu luogo di intrattenimento e svago; nei suoi 125mila metri quadrati conteneva ristorante, sala da ballo, uno sferisterio per il gioco della pelota, e un capiente teatro per spettacoli di varietà ed operette.

I Bagni Diana

La sua storia però inizia molto prima e mantiene nel corso del tempo un punto fermo: il nome Diana. La statua della dea, infatti, abbelliva l’ingresso di quella che fu la prima piscina pubblica d’Italia, inaugurata nel 1842 dove in seguito fu costruito l’albergo: i Bagni di Diana. La fortuna dei bagni fu enorme, ma declinò con l’avvento dell’acqua potabile nelle case; nella pianificazione di riqualificazione di Porta Venezia la piscina fu sacrificata per il progetto Kursaal. Al suo posto sorge oggi un giardino di 700 metri quadrati, ancora uno dei fiori all’occhiello dell’albergo, con piante, fontane ed una pista di pattinaggio.

In origine il Kursaal si presentò come quanto di più innovativo si potesse offrire a quei tempi. E ancora oggi, dopo essere passato nelle mani della catena Starwood, al Diana si dorme in lussuose stanze, si prende l’aperitivo nel bar dèco o in giardino, si usano le sale per eventi esclusivi e sfilate di moda. Il Diana è sempre il Diana.

Proseguendo su Viale Piave fino all’incrocio con via Lamberto De Bernardi, da via Vitali si arriva in piazza Eleonora Duse. Da qui ci si addentra nel cosiddetto quadrilatero del silenzio, un incrocio di vie che colpisce per la tranquillità che vi si respira pur essendo in pieno centro a Milano. In via Cappuccini 8 ci appare, in tutta la sua eccentricità, Casa Berri Meregalli. Un colpo di scena rosso mattone che sorprende per la sua discontinuità col resto del panorama architettonico.

Casa Berri Meregalli

Via Cappuccini 8

Casa Berri Meregalli - Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Casa Berri Meregalli – Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Casa Berri Meregalli è considerata l’ultimo esempio coerentemente liberty dell’architettura milanese. Oggetto di pesanti polemiche, inaugurate dal parere espresso dalla Commissione Edilizia durante la costruzione, il palazzo non ha goduto dei favori della critica, scagliatasi contro il linguaggio immaginifico di Giulio Ulisse Arata. I migliori artisti furono chiamati a realizzare le idee dell’architetto: Prendoni e Calegari per le sculture esterne, Rimoldi per le figure dipinte, D’Andrea per i mosaici, Mazzucotelli per i ferri battuti. Nella decorazione il tema animale prevale su quello floreale; nella parte alta del palazzo spiccano enormi putti a tutto tondo aggrappati ai pluviali, emblematici del Liberty milanese.

Nell’atmosfera cupa e misteriosa dell’insieme si notano i muri massicci e gli archi ribassati che rimandano all’architettura romana, le bugne ruvide e la verticalità gotica, e i mosaici il cui oro ricorda Ravenna. Tutti elementi che, per quanto siano mescolati senza gerarchia con risultato anti-classico, erano cari già al gusto storicista.

E proprio il ritorno dello storicismo segna la fine della brevissima stagione liberty che a Milano coincide, appunto, con questa creazione di Arata. Osservando il palazzo vale la pena di affacciarsi nell’atrio, dove nel 1919 venne aggiunta dal nuovo padrone di casa, l’ingegner Giovanni Chierichetti, la statua La Vittoria di Adolfo Wildt.

Si può da qui sbirciare all’interno del giardino di Villa Invernizzi. I suoi fenicotteri rosa regalano un sorriso di stupore ai passanti, increduli di trovare una colonia di questi nobili volatili in un giardino milanese. Dopo la foto di rito si svolta in via Serbelloni, dove attende il Palazzo Sola Busca, ribattezzato “Ca’ de l’ureggia”.

Palazzo Sola Busca

Via Serbelloni 10

Palazzo Sola Busca - Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Palazzo Sola Busca – Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Palazzo Sola Busca fu progettato dall’artista mantovano Aldo Andreani. Si tratta di un edificio signorile, dall’architettura imponente, realizzato in calcestruzzo e mattoni. Fu ribattezzato Ca’ dell’ureggia perché sulla parete a destra del portone principale d’ingresso è posto un citofono di bronzo a forma di orecchio. Il citofono fu il primo di Milano, e uno dei primi nella storia d’Italia; l’opera fu realizzata dallo scultore milanese Adolfo Wildt nel 1930. Wildt pensò bene di palesare la funzione di questo mezzo di comunicazione dandogli una forma ad hoc: a orecchio. Immediatamente riconducibile allo scopo, il senso allusivo di quella forma era ascoltare la città.

Il citofono è stato scolpito fin nei minimi dettagli: dal padiglione al condotto uditivo esterno, alle ciocche di capelli. Se ai tempi il citofono serviva per comunicare con il custode, oggi è diventato una piccola fonte di mistero. Si dice che chiunque si avvicini all’orecchio e gli sussurri i propri sogni o desideri, possa un giorno vederli realizzati. Beh, vale la pena provare!

Da via Serbelloni si raggiunge poi quello che potrebbe essere il cuore liberty di Milano: Casa Campanini.

Casa Campanini

Via Bellini 11

Casa Campanini - Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Casa Campanini – Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Quale miglior preludio alle ambientazioni interne, morbide nel tocco e nei colori, delle due solenni e assorte ancelle che custodiscono l’ingresso di Casa Campanini? Ideate poco tempo dopo lo scandalo suscitato dalla giovani compagne – l’Industria e la Pace – la Pittura e la Scultura si presentano ai milanesi consapevoli di un inevitabile confronto. Neppure troppo implicito il messaggio di ritorno all’ordine: Alfredo Campanini le volle immerse tra i fiori, come due composte primavere, depurate da ogni voluttuosa carnalità e private di aggressive veemenze plastiche, per di più vagamente evocative dell’antica funzione di sostegno dell’architettura.

Campanini creò così un piccolo capolavoro liberty tutto milanese. La Casa combina vetri policromi, fasce affrescate, ferri battuti e cementi modellati, creando un insieme morbido ed equilibrato in cui tutti i materiali cari al modernismo concorrono senza prevaricazione e le arti applicate giocano con la struttura architettonica alla ricerca di quella sintesi tra ruoli che è il più alto proposito dell’Art Nouveau.

Pittura e Scultura

Pittura e Scultura - Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Pittura e Scultura – Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Casa Campanini non compete certo con la monumentalità di Palazzo Castiglioni; le due figure femminili che giganteggiano ai lati dell’ingresso sono però un chiaro omaggio al Sommaruga. Le realizza lo scultore Michele Vedani, e costituiscono una vera e propria lezione sull’uso decorativo del cemento; un materiale di per sé poco prezioso, ma molto amato dal Liberty italiano. Il suo utilizzo rappresenta allo stesso tempo una continuazione con la tradizione dello stucco, una delle eccellenze del nostro Paese, e la volontà di modernizzazione. Il gioco di pieni e vuoti delle pareti sulle quali sono applicati inserti floreali in cemento conferisce ritmo all’insieme; i ferri battuti di Mazzucotelli, che intrecciano grosse foglie piatte in un disegno in cui prevale la linearità, smorzano l’intensa plasticità dei cementi modellati dei balconi e alleggeriscono la composizione.

Campanini, che qui progetta per sé quella che sarà la propria abitazione, non tralascia alcun particolare; il tempo però ha fatto danni. Dalla fine degli anni Trenta manca la cancellata in ferro che svoltava su via Livorno; nel 1943, poi, uno spezzone incendiario manda in fumo la copertura del vano scala e gli arredi originali in legno. Restano però la decorazione a stucco e i ferri battuti dell’ingresso e delle scale. Provate a chiedere il permesso di affacciarvi all’atrio e ne sarete incantati.

Dopo tanto aver camminato, una pausa per il pranzo è d’obbligo prima dell’ultima tappa all’Acquario Civico di Milano. Lungo il percorso è possibile fermarsi in uno dei molti locali tra via Bellini e via Gadio; a voi decidere se fare uno spuntino in zona Porta Venezia o Corso Garibarli e via Solferino. L’acquario si trova in via Gadio, all’interno del Parco Sempione.

Acquario civico

Via G. B. Gadio 2

Acquario civico - Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Acquario civico – Milano Liberty: passeggiando nelle vie della Belle Époque

Non si può parlare di Liberty senza citare il ruolo delle grandi Esposizioni Internazionali che sono, dalla metà dell’Ottocento, un momento importante di confronto tra i paesi. Nel 1906 è la volta di Milano, decisa a dimostrare la propria modernità. L’Esposizione ha come tema quello dei trasporti e celebra l’apertura del Traforo del Sempione. Tra i tanti padiglioni che vengono eretti nel centro della città, tra il Castello Sforzesco e il Parco Sempione, solo uno sopravviverà allo smantellamento: quello dedicato alla piscicoltura. Fu il direttore artistico dell’Esposizione, l’architetto Sebastiano Locati, a progettare il padiglione più riuscito, oggi Acquario Civico milanese.

Il padiglione più bello

Le ragioni di un acquario all’Expo erano almeno due: l’interesse verso il mondo sottomarino e il richiamo per il pubblico costituito da un’attrazione scientifica innovativa, dato che l’acquario milanese fu uno dei primi al mondo. Per quanto riguarda l’architettura, il mondo marino, fluido e colorato, si presta particolarmente bene ad un’interpretazione liberty. Sono infatti bellissimi i fregi in ceramica che corrono attorno all’edificio, così come gli inserti in cemento a rilievo della ditta Chini che raffigurano animali acquatici. I decori costituiscono la componente più interessante e riuscita della struttura, il cui impianto architettonico è forse un po’ rigido, e concorrono a rendere l’insieme più vivace. Non mancano dettagli particolarmente estrosi, come l’esotica testa di ippopotamo della fontana dominata dal dio del mare, Nettuno.

L’Acquario Civico è aperto al pubblico dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 17.00.

La nostra passeggiata nel Liberty milanese è finita. Gli occhi sono pieni di sinuosi corpi femminili, di cherubini e ferri battuti intrecciati; il cuore è colmo di amore verso una città che ha tanto da nascondere e svelare, e magari di un pizzico di nostalgia per un periodo magico: quello della Belle Époque.

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