MARMOTTAN MONET: LA PIÙ GRANDE COLLEZIONE DI MONET AL MONDO

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LA LUCE DI MONET

Monet fu scoperto proprio grazie ai disegni a matita e a carboncino che faceva a scuola quando si annoiava. Erano caricature di personaggi parigini. Lui li vendeva a pochi spiccioli, ma misero in risalto il suo talento. E il pittore Eugène Boudin lo prese come allievo”.

marmottan monet

“L’allée des rosiers” (1920-1922) di Claude Monet

Si prosegue poi per le grandi sale ispirate a quelle delle Ninfee del Museo dell’Orangerie. Ospitano oggi altri capolavori di Monet. Parenti bianche, luce a profusione, panchine poste strategicamente per coloro che volessero ammirare le opere senza fretta. Sembra di entrare in una sorta di anticamera del Paradiso. Claude Monet è il Dio-Pittore e la natura circostante è quella creata dal suo pennello: colori, luci, sfumature, riflessi. Pura bellezza ritratta. Ecco le ninfee. Ecco il giardino giapponese di Giverny con il suo ponte ormai celeberrimo. Ecco la Cattedrale di Rouen. Ecco Argenteuil. Infinite serie raffiguranti gli stessi soggetti. Proprio perché Monet era ossessionato dalla luce. Alba, mattino, mezzogiorno, tramonto: come cambiano i colori? Quali ombre si acuiscono? Quali dettagli spariscono? Queste le domande che si poneva Monet ed alle quali cercava di rispondere nelle sue tele.

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“E’ davvero buffo pensare che invece Monet pensava di aver creato delle opere orribili. [riferendosi alle ninfee]. Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, il pittore rischiava di perdere la vista per un problema agli occhi. Ed era irrimediabilmente caduto in depressione. Clémenceau, allora Primo Ministro e grande amico di Monet, gli commissionò le grandi ninfee nonostante la sua imminente cecità. Il pittore si ribellò, dicendo che non sarebbe mai riuscito a dipingere in quello stato. Ma Clémenceau fu talmente insistente che alla fine Monet non poté sottrarsi. Dipinse quindi le ninfee. E si decise ad operarsi agli occhi. Scrisse quindi una lettera all’amico Primo Ministro poco prima dell’operazione: <Non ti perdonerò mai per avermi fatto dipingere quei quadri quando ero cieco>”. 

 

 

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