GRAFFITALY – VIAGGIO NEI CENTRI DELLA STREET ART ITALIANA

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“La bellezza salverà il mondo” dice il principe Mkin, l’Idiota di Dovstoeskij. In Italia, si comincia salvando le periferie. Su iniziativa di alcuni comuni, infatti, i più grandi nomi della street art italiana – e non – hanno trasformato grigie facciate di edifici e tristi angoli di strade in opere d’arte. Così, parti dimenticate delle più grandi città italiane sono diventati veri e propri landmark, amatissimi e fotografatissimi. Leggi bene fino in fondo e non perdertene nemmeno uno.

Torino, Quartiere Barriera di Milano

Una delle facciate di Millo a Torino - Viaggio nei centri della street art italiana

Una delle facciate di Millo a Torino – Viaggio nei centri della street art italiana

Sorto come borgo proletario e operaio, la chiusura degli storici stabilimenti della Wamar e CEAT ha decretato la fine dell’epoca d’oro di Barriera di Milano. Da qui, la necessità di un ricondizionamento degli spazi abbandonati e un aumento di frequenza negli episodi di microcriminalità.

Nel 2014 la città di Torino promuove il bando B.ART per la trasformazione di tredici facciate cieche di palazzi del quartiere. Il vincitore è Millo, artista pugliese classe 1979. Ha conquistato la giuria e i torinesi con Habitat, una storyline che racconta il rapporto tra l’uomo – rappresentato come una figura enorme e sproporzionata – e l’ambiente urbano.

La predominanza cromatica di bianco e nero è occasionalmente contaminata da sprazzi di colori pop, densi e carichi come tempere.

Sul sito del Comune di Torino, è disponibile una mappa dei luoghi trasformati dall’artista.

Milano, Quartiere Isola

L'entrata del Frida - Viaggio nei centri della street art italiana

L’entrata del Frida – Viaggio nei centri della street art italiana

Delimitato dalle ferrovie, il quartiere Isola è senza ombra di dubbio uno degli esempi più brillanti di rinascita architettonica. Un tempo abitato da ferrovieri e operai Pirelli, oggi è il centro della Milano futuristica, sede di Google, del nuovissimo City Life e dello spettacolare Bosco Verticale. Ma anche della Street Art meneghina.

Qui non si tratta della riqualificazione degli spazi, ma piuttosto di una reazione alle trasformazioni architettoniche che hanno alterato l’identità del quartiere. Per il suo stesso nome, Isola si radica nella cultura underground, nell’alienazione, nel concetto di outsider. E così appaiono in via Carmagnola i primi graffiti d’autore ad opera di Hogre, street artist romano, provocatore, accusato di blasfemia.

Poi abbiamo il Frida, il locale degli outsider di Isola, che vanta un ingresso meravigliosamente dipinto. Tra i coloratissimi graffiti, spicca il bianco e nero di uno degli oltre cento Arnold di Zibe. Per l’autore, quel ragazzino di colore dal sorriso sghembo è “la metafora del perdente nella città dei vincenti”.

Via Cola Montano è poi il cuore pulsante della street art di Isola. Oltre ad alcune opere di Pao e Zez, ospita infatti The Don Gallery. Si tratta della galleria d’arte aperta nel 2008 da Matteo The Don Donini e interamente dedicata alla street art.

Roma, Quartieri Quadraro e Ostiense

Il Nido di Vespe - Viaggio nei centri della street art italiana

Il Nido di Vespe – Viaggio nei centri della street art italiana

Le mura della Città Eterna non custodiscono solo i più grandi tesori del passato, ma anche capolavori del presente. Qui la street art arriva come occasione di rinascita di diverse borgate storiche cadute in disgrazia, tra cui casi i esemplari di Quadraro e Ostiense.

Grazie al M.U.Ro – Museo Urbano Roma – Quadraro sta vivendo una nuova alba. È un progetto nato dalla strada, dall’idea di Daivù, alias Davide Vecchiato, e dallo sforzo collettivo di street artist e degli abitanti di questo storico quartiere anti-fascista. Nel 1944 Quadraro subì un terribile rastrellamento in quanto da tempo ritenuto dai fascisti un “nido di vespe”. È proprio alla luce di questo episodio che vanno interpretate le enormi vespe di Lucamaleonte in Largo dei Quintili.

Ostiense ha vissuto negli ultimi anni un tragico abbandono. Il contributo artistico qui è internazionale, per effetto del progetto Ostiense District, nato dall’agenzia di comunicazione Pescerosso. Dalla Wall of Fame di JB Rock in Via dei Magazzini Generali all’Opera Onirica di Sam3 fino al simbolo dell’interculturalità del quartiere: i Mille Volti di Blu sul Fronte del Porto. Si tratta di un’opera grande nelle dimensioni e nell’intento comunicativo: focalizzare l’attenzione sul dramma dell’abusivismo di cui l’edificio è stato vittima.

Palermo, Quartiere Vuccirìa

Il Genio di Palermo - Viaggio nei centri della street art italiana

Il Genio di Palermo – Viaggio nei centri della street art italiana

Reso celebre da Renato Guttuso, il quartiere Vuccirìa e il suo mercato sono stati protagonisti di una vera e propria trasformazione. Al declino commerciale si è infatti accompagnata – in una strana congiunzione – un’incredibile rinascita artistica.

Il tutto comincia nel 1999, con l’austriaco Uwe Jäntsch che sceglie come sfondo tetti di case in rovina e vecchie taverne ritrovo di giovani.

Da lì in poi, graffiti ispirati alle icone storiche e ai simboli della città riempiono il quartiere. Tra questi spicca il Genio del Garraffo in Piazza del Mercato: la sagoma della personificazione della città, delimitata da una spessa linea nera, sovrasta uno sfondo coloratissimo.

Non poteva poi mancare un murales dedicato alla patrona di Palermo, Santa Rosalia. La finta edicola è in realtà un mosaico di fotografie in miniatura che, insieme, restituiscono l’immagine della santa.

In tempi più recenti, la Vuccirìa è diventata il regno della poster art. Sicuramente il contributo dell’australiano Chips Mackinolty – residente nel quartiere – è stato fondamentale in questo senso. I suoi poster rappresentanti i prodotti del mercato – pane, verdure, pesce e frutta – popolano i muri del quartiere, insieme ai lavori di ENNE_Ink, alias Nino Greco.  

La produzione artistica nella Vuccirìa viene monitorata da una pagina Facebook, che si occupa di condividere non solo foto e location, ma anche la storia delle più recenti opere di street art nella città.

Bologna, via Stalingrado

Uno dei murales di HOPNN nell'ex-zincaturificio - Viaggio nei centri della street art italiana

Uno dei murales di HOPNN nell’ex-zincaturificio – Viaggio nei centri della street art italiana

A Bologna la Street Art ha una vera e propria via dedicata. È l’effetto e l’intento del progetto “100 muri diversi”, promosso dalla città per riqualificare una via di transito obbligato per chi proviene dall’autostrada o dalla tangenziale.

Questo corridoio di accesso alla città, così tristemente anonimo, è stato trasformato da artisti provenienti da tutta Europa. Via Stalingrado è ora una galleria d’arte a cielo aperto, dal ponte – che ospita un’enorme e coloratissima opera del team DECO-RABIS-CANDO – alla zona dell’ex-zincaturificio.

Questa fabbrica dismessa, in particolare, è tappezzata di opere di oltre 40 writers italiani e stranieri. Tra i più celebri spunta HOPNNb, alias Yuri Romagnoli, il cui stile è caratterizzato dalla predominanza cromatica di bianco e rosso e dall’interesse per il tema politico-ecologico.

L’idea è di un’associazione culturale locale molto attiva, la Serendippo, e ha lo scopo di trasformare un “luogo di degrado, droga e prostituzione” in un “punto di ritrovo, risate e colore”. Così cita il sito web Bolognastreetart, che ha realizzato un’apposita mappa continuamente aggiornata grazie al contributo degli utenti.

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