#5 LUOGHI DA VISITARE PRIMA CHE SCOMPAIANO

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Ghiacciai perenni in scioglimento. Deforestazione selvaggia. Popoli in ribellione. E cambiamenti sociali e politici. Cinque luoghi da visitare prima che tutto cambi. Per ammirare un’ultima volta un mondo che presto non ci sarà più.

LE NEVI DEL KILIMANJARO

Il Kilimanjiaro, coi suoi 5835 metri è la vetta più alta d’Africa. I ghiacci perenni sulla sua cima hanno da sempre affascinato i viaggiatori che ammirano questo enorme monte magmatico emergere dall’arida savana della Tanzania. Quando nel 1936 Hernest Hemingway scriveva il suo celebre racconto ‘Le nevi del Kilimanjiaro’ la sommità di questa montagna era completamente ricoperta da una coltre bianca di ghiaccio che pian piano negli anni, per via dei cambiamenti climatici, è sempre andata scemando fino ad arrivare al suo minimo storico ai giorni nostri.

Il massivo disboscamento delle foreste che un tempo si trovavano sul versante sud del Kilimanjiaro ha inoltre profondamente diminuito il tasso di umidità dell’aria, causando una forte diminuzioni delle precipitazioni nel microclima locale, cosa che ha accelerato questo processo di scioglimento dei ghiacci. Oggi si riescono a vedere, per la prima volta nella memoria dell’uomo, alcuni dei pinnacoli della sua punta non coperti di neve e la situazione è in continuo peggioramento. Rapporti di Greenpeace annunciano che le nevi perenni del Kilimangiaro saranno scomparse totalmente entro il 2020, alias dopodomani. Tralasciando per un secondo il danno ambientale che tale scomparsa può arrecare all’ecosistema africano, già di per se povero d’acqua, non sarà mai più possibile ammirare lo spettacolo naturale delle nevi tropicali. Uno dei luoghi da visitare il prima possibile. 

CUBA

Di Cuba se ne parla tanto. Forse troppo. Da quando, nella seconda metà del 2014, Obama e il governo castrista guidato dal figlio di Fidel hanno iniziato il dialogo volto all’eliminazione del reciproco embargo commerciale è iniziata la corsa turistica verso Cuba. Quello che però in pochi sanno è che la transizione verso una Cuba più moderna è un processo iniziato già nel 2008, quando Fidel ha lentamente abbandonato il potere e quando si è capito che un maggiore afflusso turistico avrebbe giovato all’economia del paese. Già gran parte delle zone centrali di città come l’Havana, Trinidad e Santiago sono state già restaurate perdendo parte di quel gusto fanè che ammaliava molti viaggiatori. Tuttavia lo spirito intrinseco dell’isola, dato dall’assenza di prodotti stranieri si è conservato.

Questo recente riavvicinamento tra Cuba e Stati Uniti non ha per ora prodotto grandi effetti tuttavia, secondo affermazioni di Alex Castro, figlio di Fidel, ci si potrebbe aspettare che colossi americani come Mc Donalds o Coca Cola possano entrare a Cuba una volta definite le regole sulla fine dell’embargo. Inoltre le regole sulle licenze commerciali sono ancora molto severe, ma il governo Cubano sta parlando di liberalizzarle, permettendo così una fioritura di bar, ristoranti, e attività turistiche che sicuramente andranno a scalfire l’identità di quest’isola ancora sospesa in un limbo tra passato e futuro. Un passato ancora presente che però a breve rischia di diventare passato per sempre. Uno dei luoghi da visitare il prima possibile.  

LE FORESTE DEL MADAGASCAR

165 Milioni di anni fa il Madagascar si staccava dal continente africano, dando vita a quell’incredibile unicum floristico e faunistico endemico reperibile in nessun’altro luogo del pianeta. La bellezza naturalistica dei baobab dalle forme più bizzarre, dei fauna selvatica e delle fitte foreste si contrappone però alla disperazione e alla povertà dei suoi abitanti che vivono con meno di un dollaro a testa al giorno. Un celebre detto malgascio recita ‘meglio morire domani che morire oggi’ e ciò può sintetizzare la strategia miope che il Madagascar adotta nella gestione della propria natura. Infatti legni pregiati, come Ebano e Palissandro, sono al centro di un fiorente commercio clandestino che il governo centrale non sembra riuscir, o voler, fermare. E ciò provoca una deforestazione selvaggia, in grado di cambiare da qua a poco il profilo verde e rigoglioso di questo paese.

Al taglio illegale si aggiunge la pratica, anch’essa blandamente contrastata dall’autorità centrale, dell’agricoltura ‘taglia e brucia’ in cui si brucia la terra per rendere il terreno più fertile. Si sfruttano così i terreni intensivamente per alcuni anni e, una volta reso il suolo completamente improduttivo, si abbandona. Al vertice di queste pratiche stanno lobby internazionali che lucrano su questo immenso danno ambientale. Danno avallato dalla popolazione locale, che, sebbene la religione animista molto legata alla tutela dell’ambiente, trova in questo commercio illegale l’unica via di sostentamento. Varie organizzazioni internazionali come l’Usaid o la stessa Unione Europea si stanno sempre più interessando al tema della foresta Malgascia. Ma la soluzione a questo annoso problema sembra ancora lontana. E forse, come spesso accade, si troverà quando ormai sarà troppo tardi. Uno dei luoghi da visitare il prima possibile. 

GROENLANDIA

Dell’Indipendenza della Groenlandia dalla Danimarca se ne parla in modo serio ormai da almeno un decennio. Sebbene recenti avvenimenti a livello macroeconomico internazionale, come la diminuzione del prezzo del petrolio, stiano rallentando questo processo, esso si prospetta come un’evenienza ormai certa e assodata. Al momento l’enorme isola Groenlandese, porta d’ingresso al Polo Nord, si presenta come un territorio intatto, dalla natura aspra e travolgente, in cui vivono centinaia di specie a rischio di estinzione. La capitale, Nuuk, con i suoi 18.000 abitanti e le sue casette di legno dai mille colori, ricorda più un pittoresco paesino di pescatori del Nord Europa che la capitale di quella che sarà una delle più vaste nazioni della terra.

Essendo la Groenlandia ricchissima di materie prime, ed avendo inoltre il riscaldamento globale sghiacciato molte terre oggi sfruttabili per l’estrazione, non bisogna stupirsi che parecchie nazioni abbiano già esplicitato un proprio interesse ad investire nella nascente repubblica Groenlandese. A titolo di esempio le visite diplomatiche della Cina si sono notevolmente intensificate, con l’obiettivo di suggellare alleanze commerciali. Tuttavia i pochi abitanti dell’isola non basterebbero a soddisfare la richiesta di posti di lavoro dell’eventualmente intensificata attività estrattiva. Ciò porterebbe ad un coattivo popolamento dell’isola con tutto ciò che ne conseguirebbe: urbanizzazione, industrializzazione e massivo danno ambientale. Uno dei luoghi da visitare il prima possibile. 

MYANMAR

Considerato fino a pochi anni or sono ‘la perla d’Asia’ per la perfetta conservazione estetica e sociale degli ultimi cinquant’anni, il Myanmar sta oggi vivendo un periodo d’intenso sviluppo turistico. Se fino al 2010 il numero di viaggiatori stranieri che entravano ogni anno nel paese era di poco superiore ai 300.000, nel 2014 gli ingressi turistici sono stati oltre i 3 milioni. Infatti, dopo quasi cinquant’anni di paralisi dittatoriale, nel 2010-2011 il governo dei Generali ha intrapreso varie manovre politiche volte alla democratizzazione del Myanmar. Di conseguenza nel 2013 Unione Europea e Stati Uniti hanno sospeso l’embargo economico.

Nel 2014, a peggiorare il tutto, il Myanmar stesso ha approvato leggi che facilitano gli investimenti stranieri nel settore turistico. E non hanno tardato ad arrivare visto il basso costo della manodopera e le agevolazione fiscali messe in atto. In un paio d’anni la situazione del paese è già irrimediabilmente cambiata, con uno slancio verso il progresso e verso il turismo che ha in poco tempo minato le basi di quell’ospitalità disinteressata tipica del popolo birmano.

Ormai sono passati i tempi in cui perfino le grandi città birmane apparivano tranquille e sonnacchiose o in cui l’accesso libero ai templi di Bagan faceva sentire il visitatore un novello Kipling. Ma ora i primi albergoni si iniziano a vedere attorno ai principali siti turistici. Però il Myanmar conserva ancora angoli in cui quest’ondata turistica non è ancora così evidente. Ad esempio Mrauk U, un’antica città imperiale ricoperta dalla giungla, o il lago Inlè, dove l’urbanizzazione selvaggia di Yangoon o Mandalay non arrivata. E sono pochi a pensare che anche queste zone non cambieranno irrimediabilmente nel giro di breve. Uno dei luoghi da visitare il prima possibile. 

testo di Federico Sigali

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