IL VIAGGIO NELLA DECADENZA DI NICOLA BERTELLOTTI

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La ‘Fenomenologia della fine’. Questo è stato il titolo della prima personale del fotografo Nicola Bertellotti. E con questo nome si potrebbe denominare, in maniera più ampia, tutto il percorso artistico di questo artista dai toni decadenti. I soggetti di Nicola Bertellotti sono infatti luoghi ed edifici abbandonati, dismessi, dimenticati: al termine della propria vita. Una filosofia dell’abbandono e della riscoperta guida tutta l’opera del fotografo. Come per far rivivere, in un secondo, in quell’istante dello scatto, muri che rappresentano un passato glorioso e intensamente vissuto. Teatri, ospedali, sale da ballo, centrali nucleari, fabbriche, palazzi e castelli, tutto ciò che abbia avuto una passato. E che ora sia in bilico. Tra la vita, gloriosa nel ricordo di ció che era, e la morte imminente e prossima, per crolli, demolizioni o semplice oblio.

Carcosa, Nicola Bertellotti

Carcosa, Nicola Bertellotti

La grande passione che guida la mia opera’. Dice Nicola Bertellotti. ‘non è quella per la fotografia, ma è la passione per i luoghi che tento di immortalare. La fotografia diventa a quel punto un mero tramite attraverso cui raccontare le sensazioni che il soggetto mi trasmette.

Ed è proprio l’amore per questi ambienti di decadente grandeur che lo porta ad una continua ed insistente ricerca. Verso siti talmente dimenticati da esser divenuti sconosciuti. Per poterli riscoprire, immortalare e così tramandare ai posteri. La sua opera vuole diventare un’enciclopedizzazione del morituro. Per fare di se stesso, e dei propri lavori, l’ultimo testimone di quella grandezza, che, seppur abbandonata, è ancora viva. Le sue immagini mostrano proprio il canto del cigno. L’ultima risata di qualcosa inesorabilmente destinato a scomparire.  

1001 secrets, Nicola Bertellotti

1001 secrets, Nicola Bertellotti

IL TRASCORRERE DEL TEMPO

E se non è l’edificio destinato alla scomparsa, perché magari viene riscoperto e restaurato, ciò che è destinato comunque a scomparire è quel mistico solco che il tempo, e solo il tempo si badi, ha lasciato sulle membra di calce dell’edificio. Ed è anche su questo fascino malinconico e délabré che s’incentrano i lavori di Nicola.

All’università ho studiato storia e la cosa ha certamente influenzato il modo di vedere i soggetti delle mie foto. La storia del mondo, di una persona o di un edificio ha sempre un ciclo. Anche le costruzioni nascono, vivono e muoiono. Tra la vita e la morte c’è l’abbandono. Io mi occupo di quello. Anche il modo in cui un edificio viene abbandonato ne denota la storia, ad esempio se è stato lasciato vuoto per liberarlo definitivamente o con le cose dentro perché si pensava di riutilizzarlo.

Continua Nicola. 

La patina che il tempo e gli eventi lasciano su una costruzione ne rappresenta il carattere fondamentale mentre gli interventi umani che vengono attuati dopo l’abbandono vanno a mutarne l’essenza e l’anima. E’ una contaminazione. Infatti, a titolo di esempio, non fotografo mai edifici dove siano presenti graffiti o vandalismi, perché non è stato il tempo a renderli così ma l’uomo. Sento a quel punto che manca la purezza assoluta del luogo che io vado cercando

Brave New World, Nicola Bertellotti

Brave New World, Nicola Bertellotti

L’ARTISTA E IL LUOGO

E l’artista crea così un legame indissolubile col soggetto e con l’opera che lo rappresenta. Dopo faticose ricerche per individuare il sito sulle mappe e spesso infiniti tragitti tra vegetazione ostile per l’incuria, dopo la fatica per trovare un punto giusto per fare la foto, l’orario giusto per la luce perfetta e la posizione giusta tra calcinacci e ruderi per posizionare il cavalletto, solo allora arriva la foto. E a quel punto però la foto cattura l’anima di quel luogo, osservato per la prima volta, magari in quarant’anni, da occhio umano. E il fotografo, allora, quando scatta, diventa per sempre il custode della sua memoria.

Il legame con i luoghi in cui scatto è fondamentale. Soprattutto sono fondamentali le sensazioni che provo e che cerco di trasmettere. A me l’abbandono, il diruto non da assolutamente senso di angoscia o oppressione, ma anzi mi da un senso di grande pace. Il silenzio e l’immobilità assoluta m’infondono tranquillità e sicurezza. Ed infatti, attraverso l’ uso della luce, cerco nelle mie foto di trasmettere questo senso di pace, lontano dalle ansie e dalle sensazioni claustrofobiche e di paura che molti associano a questi luoghi. Infatti sono edifici non ancora morti, ma solo in declino. Vi respira dentro un tempo puro, etereo e sereno.

Lars Von Trier's The Kingdom, Nicola Bertellotti

Lars Von Trier’s The Kingdom, Nicola Bertellotti

COME TUTTO NASCE 

La storia della produzione fotografica di Nicola Bertellotti nasce ormai quasi un decennio fa. E ciò che lo spinge inizialmente è la grande passione per i viaggi. Infatti in principio non c’era ricerca esasperata per un certo tipo di soggetto, ma Nicola fotografava, in giro per il mondo, tutto ciò che credeva potenzialmente interessante: luoghi, persone, volti, dettagli. Poi la rivelazione.

Finii per caso a Consonno, un luogo surreale nella provincia di Lecco per fare delle foto. E’ una specie di centro commerciale con luna park completamente abbandonato ed in rovina. La vista di quel posto mi fece riaffiorare un ricordo di quando ero bambino, di un luna park al quale ero andato con mio padre. Una madeleine proustiana in piena regola. Ebbi la sensazione di appartenere a quel luogo e ad altri come quello in maniera totalizzante 

Death Star Core, Nicola Bertellotti

Death Star Core, Nicola Bertellotti

IL FUOCO DELLA DECADENZA 

Iniziarono così da parte di Nicola le ricerche verso altri luoghi abbandonati. Sentiva in lui il risveglio di un fuoco sacro verso la decadenza. Qualcosa che era sempre arso ma che solo ora sprigionava tutta la propria energia. Capisce che son questi luoghi predestinati a divenire i soggetti delle sue foto ed inizia un percorso, decisamente in salita, dapprima in Italia e successivamente in tutta Europa alla ricerca di meraviglie inghiottite dall’oblio da poter fotografare.

Questo declino è l’unico soggetto che sento veramente mio. E l’unico che riesco e voglio fotografare al momento. Credo che la mia produzione continuerà per sempre con l’abbandono e, quando sarà il momento, terminerà con ed in esso. Ormai anche il mio modo di vedere la bellezza è cambiato. Per me, oggi, la bellezza è l’estetica della decadenza. Quando vedo un restauro troppo pulito o per il quale sono scomparsi i segni del tempo non riesco a trovare quell’armonia che invece trovo nei solchi della storia, nelle crepe, nel vissuto. Un esempio su tutti è Praga, che vent’anni fa, nella sua decadenza, aveva un fascino che ormai oggi, per quanto bella, è impossibile da ritrovare nel restauro a tratti eccessivamente zelante che è stato portato avanti in tutta la città

Ci tiene a precisare infatti che:

Io seguo un approccio puramente estetico. Le mie foto non hanno richiami né sociali né di denuncia, ma sono accomunate unicamente da un interesse verso questo tipo di estetica. Infatti, questa mia visione, certo soggettiva, del bello, mi porterebbe a preferire quasi che questi luoghi non venissero riscoperti e restaurati, proprio per lasciare le rughe che il tempo e la storia hanno solcato sull’edificio possano continuare a tramandarne il trascorso

Le dejeneur sur l'erbe, Nicola Bertellotti

Le dejeneur sur l’erbe, Nicola Bertellotti

LA FILOSOFIA DEL RESTAURO

La filosofia di John Ruskin è infatti stato un punto di partenza e di arrivo nello sviluppo della concezione estetica dell’artista. Infatti il grande pensatore ottocentesco si fece teoreta del diritto che ogni edificio ha di morire e di non esser modificato rispetto al progetto originario; e rispetto ai segni che la vita dell’edificio ha provocato su di esso. Perché la storia del mondo e dei popoli, secondo Ruskin, è raccontata anche dagli edifici. E il tentativo di modificarli è pareggiato al tentativo di cancellare o modificare la storia.

I luoghi parlanodice Nicola – raccontano perché sono diventati così. Raccontano sia la storia con la S maiuscola, quella dei grandi, dei potenti, sia la storia quotidiana, quella del costume, quella di cui abbiamo maggiormente bisogno perché viene troppo facilmente dimenticata. E se un luogo in cui questa storia, diciamo secondaria, è passata viene restaurato totalmente, di quella storia si perde ogni traccia. Tramite le mie foto mi sento custode di un qualcosa. Di un qualcosa che per un motivo o per un altro potrebbe andare perduto da un momento all’altro. O perché sta morendo o perché cambierà inesorabilmente

Le grand bleu, Nicola Bertellotti

Le grand bleu, Nicola Bertellotti

UN VIAGGIO INTERIORE ED ESTERIORE

Il tema del viaggio, dal quale era partita l’opera fotografica di Nicola Bertellotti rimane sempre centrale nella sua produzione. Dopo aver battuto infatti L’Italia in cerca di luoghi abbandonati si è spostato all’Estero. Soprattutto in Belgio, Germania ed Est Europa. Grazie a questa nuova filosofia il suo occhio si è fatto più attento e il modo di vivere il viaggio si è evoluto. Dovendo sempre trovare nuove location da fotografare cerca il più possibile un contatto diretto con gli abitanti locali: in vista di qualche possibile rivelazione di suo interesse.

La lettura della Polvere del Mondo di Bouvier mi ha molto aperto gli occhi sul modo di viaggiare e di osservare il mondo. Non bisogna viaggiare per tornare ed essere coperto di aneddoti come un albero di natale è coperto da decorazioni (da Bouvier ndr), ma bisogna viverlo il viaggio, rischiare. I siti che fotografo sono spesso fuori dalle grandi città, nelle campagne. Questo mi porta a trovare posti più intatti e veri, lontani dalle realtà turistiche da meta low cost. Uno dei momenti più belli è stato quando, in Polonia, ero andato a cercare un borgo abbandonato ed sulla strada trovai un’anziana signora che mi invitò a bere il the a casa sua. Parlava una specie d’italiano per via delle canzoni italiane che ascoltava da giovane e riuscimmo a intavolare una conversazione. Fu un’esperienza avvolgente

Lego surgery, Nicola Bertellotti

Lego surgery, Nicola Bertellotti

 

Per Nicola il viaggio è però qualcosa che va anche oltre lo spostamento materiale. E’ anche un movimento interiore che va letto assieme ai titoli delle sue opere. Ognuna infatti porta il titolo di una suggestione, un evento o comunque un qualcosa legato al ricordo personale dell’artista che riesce, inconsciamente, a riviere nel momento dello scatto.

Overtime, Nicola Bertellotti

Overtime, Nicola Bertellotti

LA FOTOGRAFIA

Quella di Nicola Bertellotti è sicuramente una fotografia dura. Sia perché i luoghi, per quanto raccontati con dolcezza e passione, sono comunque aspri, duri. Sia per le difficoltà tecniche e pratiche della realizzazione.

Realizzare delle foto per me non è facile. Intanto perché non lavoro in uno studio fotografico ma ogni volta devo prendere la mia attrezzatura, imbarcarla su un aereo e volare da qualche parte. Poi ci sono i rischi di crollo delle strutture, di farsi male. Poi i rischi di essere scoperto da qualche guardiano o dalla polizia perché, pur tenendoci a dire che io non ho mai scassinato una porta in vita mia ma ho sempre trovato un ingresso aperto in un modo o in un altro, fatto sta che la maggior parte dei posti che fotografo sono proprietà private.

Poi qualche volta mi è successo anche di trovarmi in situazioni poco piacevoli con balordi, anche armati, che avevano occupato le strutture prima del mio arrivo. Insomma non è un mestiere privo di rischi il mio. Però, a forza di farlo, ho sviluppato un coraggio che mai avrei creduto possibile. Un coraggio che spesso, a posteriori, capisco essere stata incoscienza. Però l’adrenalina, il senso di avventura, come la mappa del tesoro dei racconti di pirati che ci facevano da bambini, è una delle cose che mi spinge a continuare a fare questo tipo di fotografia

Shadenfreude, Nicola Bertellotti

Shadenfreude, Nicola Bertellotti

Qual è una cosa che ti colpisce ogni volta?

Quando fotografo un nuovo edificio, guardo nell’obbiettivo e, sempre, per un attimo, mi appare la scena di quel posto com’era quando ancora era in piena vita. Dura solo un istante. Ed ogni volta è bellissimo.

Solaris, Nicola Bertellotti

Solaris, Nicola Bertellotti

INFO

Altre i formazioni, foto e contatti si possono trovare sul sito www.nicolabertellotti.com

Per visionare le opere ci si puó invece recare presso le gallerie d’arte:

MAELSTROM ART GALLERY, piazza IV Novembre, 7, 20124, Milano. Tel 349.1710247

FRANCESCA SENSI ARTE A COLORI, via Gracco del Secco 66/64, 53034, Colle val d’Elsa (SI). Tel 333.9091367

ALIDEM,Via Cusani, 18, 20121 Milano. Tel 02 3656 4642

 

Testo di Federico Sigali

Fotografie messe a disposizione da Nicola Bertellotti

 

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