KUWAIT. IL DESERTO IN FIAMME DI SEBASTIAO SALGADO

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Dopo 25 anni arrivano le grandi immagini del Kuwait in fiamme di Sebastião Salgado. Dal 20 ottobre al 28 gennaio a Forma Meravigli, Milano. 

“Non ho mai visto, né prima né dopo quel momento, un disastro innaturale così enorme.” Sebastião Salgado

“Non ho mai visto, né prima né dopo quel momento, un disastro innaturale così enorme.” Sebastião Salgado

SALGADO E LA PERFEZIONE DEL REPORTAGE DI GUERRA

C’è un uomo che cammina verso il fuoco, immerso in una nuvola di polvere chimica. Intorno a lui, solo un deserto nero di petrolio e paura. Davanti a lui, il rosso delle fiamme. Mentre cammina probabilmente si rassegna: “È finita”. E noi che lo guardiamo pensiamo: “Quanta bellezza e quanto orrore”.

Arriva a Milano la prima mostra fotografica con gli scatti del Kuwait del grande Sebastião Salgado. Sono gli scatti di 25 anni fa, quando bruciavano i pozzi di petrolio, e lui era lì, a immortalare un pezzo di storia che difficilmente dimenticheremo. Forse mai, dopo questa mostra.

Davanti a questi primi piani in bianco e nero, davanti a questi paesaggi lunari fatti di petrolio in fiamme, ci chiediamo: “Può essere bello il disastro?” Perché le immagini di Salgado sono così perfette, così agghiaccianti, così esatte, che non possiamo che ammirarle; eppure, stiamo guardando in faccia la Storia in un uno dei suoi momenti più terrificanti. Stiamo guardando in faccia a cosa può arrivare l’uomo, l’uomo che accende il fuoco e l’uomo – lo stesso, non pare vero – che quel fuoco corre a spegnerlo, avvolto in una nuvola chimica che, probabilmente, un giorno lo ucciderà. 

LA MOSTRA KUWAIT, UN DESERTO IN FIAMME

Kuwait, un deserto in fiamme. Sebastião Salgado

Kuwait, un deserto in fiamme. Sebastião Salgado

La mostra Kuwait, un deserto di fiamme, fino al 28 gennaio allo spazio Forma di via Meravigli, ci mette davanti a questo e mille altri conflitti interiori. Oltre a farci affrontare uno dei più grandi conflitti della storia contemporanea. La nostra storia.

Era il 1991 e di quel che è successo Salgado dice: “Non ho mai visto, né prima né dopo quel momento, un disastro innaturale così enorme.” Perché di disastro innaturale si trattò, quando in Kuwait i soldati iracheni diedero fuoco a seicento pozzi petroliferi per impedire che le truppe della coalizione guidata dagli USA avanzassero. La Guerra del Golfo era finita da meno di un mese ed era in corso un disastro ambientale immane: la terra stava bruciando.

Salgado fu tra i primissimi a capire l’entità del disastro e decise di fotografarlo per aprire gli occhi al resto del mondo. Decise, quindi, di seguire i vigili del fuoco e i tecnici nel loro eroico tentativo di limitare il disastro che si dipanava davanti al suo obiettivo incredulo. Perché è in quel confine sottile tra l’uomo che distrugge e l’uomo che ripara, che si nasconde, a volte, la bellezza. 

SALGADO E IL RITRATTO DELLA FINE DEL MONDO

"Era come affrontare la fine del mondo, un mondo intriso di nero e di morte." Sebastião Salgado

“Era come affrontare la fine del mondo, un mondo intriso di nero e di morte.” Sebastião Salgado

Nella mostra Kuwait, un deserto in fiamme si possono ammirare 34 immagini di enorme impatto visivo che ci riportano a 25 anni fa e alla domanda delle domande: è giusto documentare la tragedia nel momento stesso in cui si svolge? È possibile che la tragedia, a raccontarla, possa essere anche artisticamente perfetta? È possibile, infine, che la tragedia sia bella?

Salgado ci spiazza e lo fa con il suo bianco e nero d’autore, cogliendo anche l’ultima scintilla di quella luce apocalittica che divampa nel contrasto tra fiamme e petrolio. Un liquido nero, vischioso, maledetto, che nelle immagini di Salgado, come fu nella realtà, ricopre cose, animali e persone. La corsa disperata dei vigili del fuoco, i loro sguardi increduli, i loro passi vinti, ci parlano di uno scenario apocalittico. Ci sono due uomini, uno di spalle all’altro, la cui posa appare così perfetta, nella sua drammaticità, da sembrare un quadro. Il primo uomo è in piedi, con le mani sembra quasi pregare, il secondo uomo è immerso nel petrolio fino alle ginocchia, la testa china, vinto. Sono vigili del fuoco, ma sonosoprattutto uomini davanti all’apocalisse. Con le parole dello stesso Salgado: “Era come affrontare la fine del mondo, un mondo intriso di nero e di morte”.

Dopo 25 anni, Sebastião Salgado ha deciso di riprendere in mano queste fotografie e di arricchire la selezione con degli scatti inediti. In mostra è esposto il frutto di questa nuova selezione, per ammirare il coraggio dell’uomo davanti all’apocalisse e chi, quel coraggio, lo voleva raccontare. E noi gliene siamo grati.

KUWAIT, UN DESERTO IN FIAMME

Forma Meravigli

Via Meravigli 5, Milano

+39 02 58118067

www.formafoto.it

Quando: Dal 20 ottobre al 28 gennaio 2018

Orari: Tutti i giorni dalle 11.00 alle 20.00\Giovedì dalle 12.00 alle 22.00\Lunedì e martedì chiuso

Ingresso intero: 8 euro Ridotto: 6 euro

 

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