JACQUELINE DE RIBES IN MOSTRA AL MET DI NEW YORK

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Richard Avedon l’aveva messa di profilo. Sfondo neutro, bianco e nero. Solo i tratti esotici protagonisti, con gli occhi ancora più allungati da una spessa riga di eye-liner nero. Unimmagine che rimanesse indelebile nella memoria. Proprio come il suo stesso soggetto. Jacqueline de Ribes, l’ultima regina di Parigi. 

jacqueline de ribes

Il profilo di Jacqueline de Ribes fotografato da Richard Avedon

Jacqueline de Ribes è la donna che ha stregato uomini, fotografi e stilisti. E adesso, curatori di museo. Come dimostra l’esibizione “Jacqueline de Ribes – The Art of Style”, fino al 21 febbraio al Costume Institute del Metropolitan Museum di New York.

JACQUELINE DE RIBES

Nata a Parigi il 14 luglio 1929. “Sono stata da subito una rivoluzionaria” ha scherzato negli anni la stessa de Ribes. Scoperta come icona fashion da Diane Vreeland. La viscontessa Jacqueline ha da sempre cavalcato, più che solo vissuto, lo sfarzo della vita nobiliare. Invece che adagiarsi sul lusso lo ha esaminato, rimaneggiato, ci si è divertita. Fino a costruire il proprio: personale e riconoscibile.

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Bianco e nero per la sera

Non stupisce che negli anni sia stata musa di nomi come Emilio Pucci e Yves Saint Laurent, all’epoca in cui quest’ultimo era stilista di Dior. E in lei trovò una donna che unisse all’eleganza la forza del carattere. Valentino Garavani l’ha definita “l’ultima regina di Parigi”. Truman Capote un “cigno”, da collezionare nell’album delle sue amicizie più raffinate.

Ma essere semplice oggetto di attenzione, per quanto pregiato, non ha mai fatto per Jacqueline de Ribes. E nel 1982 stupisce (e preoccupa) amici e familiari annunciando la decisione di diventare fashion designer. A discapito dei potenziali pregiudizi causati dal suo status sociale. Stampa e pubblico amano da subito la sua collezione omonima: è un pret-a-porter che porta i suoi stessi tratti. E non a caso fra le clienti figurano donne dello spettacolo e dell’alta società come Cher, Barbara Walters, Olympia de Rothschild, Raquel Welch.

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Abiti da sera

LA MOSTRA 

Gli spazi del museo che accolgono gli abiti della de Ribes sono volutamente privi di fronzoli: sfondo scuro ma luminescente per quello che non può essere definito come un mero guardaroba. Ma un archivio di più di sessant’anni di stile.

Fra le stanze si dipana “quell’arco creativo dalla bambina alla designer“, come lo ha definito il curatore della mostra Harold Kuna. Un’evoluzione del gusto che vede de Ribes sperimentare in continuazione: crea look accostando designer diversi; approfondisce le sue intuizioni sugli emergenti come Alexander McQueen negli anni ’80; gioca con gli eccessi ma lascia sempre trapelare il rigore parigino che ha nel DNA.

I pezzi unici non si contano, da Dior a Jean Paul Gaultier, che nel ’99 le dedica un’intera collezione. All’amico Guy Laroche. Per finire con le creazioni della stessa de Ribes: cascate di raso, broccati ricchi, pizzi evanescenti. E e poi colore, colore e ancora colore.

La parte forse più maestosa dell’esibizione è quella contenente gli abiti dei balli in maschera. C’è chi sosteneva che Jacqueline “cannibalizzasse” le creazioni di alta moda. Modificandole con stoffe e applicazioni poco costose otteneva l’effetto sorprendente che desiderava. A proposito di un imponente vestito con turbante e mantello da steppa orientale, de Ribes ha commentato: “Pensate a come un uomo dell’epoca vittoriana avrebbe immaginato una principessa mongola. Quello è il mio abito.”

jacqueline de ribes

L’abito da principessa mongola

Filantropa. Mecenate. Cavaliere della Legion d’Onore. Donna più elegante del mondo. La vita e lo stile di Jacqueline de Ribes sono dove è loro diritto stare: nella casa delle opere d’arte.

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