PUSHKAR, UN CAOS ‘INDO-SONNACHIOSO’

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Un racconto sulla fascinosa Pushkar, una delle città più antiche del Rajasthan, tra riti, stereotipi e veganesimo

Pushkar è il riassunto di tutti gli stereotipi sull’India. Polverosa, fangosa, con l’odore caldo delle fogne a cielo aperto che si mischia a quello dolce dei fiori per le offerte religiose. Ovunque mucche che girano libere e si nutrono di avanzi e spazzatura, che qua di certo non manca. Mendicanti, cartomanti, accattoni, guide pronte a raccontarvi qualche bella storia che finisce, di regola, nella bottega dell’amico. Rari ed introvabili pezzi da museo dal valore inestimabile ma chi-sa-come venduti a voi per poche centinaia di rupie.

Santoni (poco santi) che tenteranno in tutti i modi di rifilarvi qualche amuleto, fiore o elisir di lunga vita. E poi ancora cammellieri, ambulanti, monaci, turisti e fedeli che arrivati a piedi da centinaia di kilometri si riposano sotto un ombrellone dove troneggia la scritta Coca Cola (in Hindi, ovviamente). Qua la gente non manca e la varietà tanto meno. Pushkar potrebbe essere definita come “un caos indo-sonnacchioso” o anche come “un sogno indo-caotico”. Qua l’aura di sacralità si mischia alla più tipica cialtronaggine indiana. Ed è proprio questo che la rende così tremendamente affascinante per chiunque.

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