PUSHKAR, UN CAOS ‘INDO-SONNACHIOSO’

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Un racconto sulla fascinosa Pushkar, una delle città più antiche del Rajasthan, tra riti, stereotipi e veganesimo

Pushkar è il riassunto di tutti gli stereotipi sull’India. Polverosa, fangosa, con l’odore caldo delle fogne a cielo aperto che si mischia a quello dolce dei fiori per le offerte religiose. Ovunque mucche che girano libere e si nutrono di avanzi e spazzatura, che qua di certo non manca. Mendicanti, cartomanti, accattoni, guide pronte a raccontarvi qualche bella storia che finisce, di regola, nella bottega dell’amico. Rari ed introvabili pezzi da museo dal valore inestimabile ma chi-sa-come venduti a voi per poche centinaia di rupie.

Santoni (poco santi) che tenteranno in tutti i modi di rifilarvi qualche amuleto, fiore o elisir di lunga vita. E poi ancora cammellieri, ambulanti, monaci, turisti e fedeli che arrivati a piedi da centinaia di kilometri si riposano sotto un ombrellone dove troneggia la scritta Coca Cola (in Hindi, ovviamente). Qua la gente non manca e la varietà tanto meno. Pushkar potrebbe essere definita come “un caos indo-sonnacchioso” o anche come “un sogno indo-caotico”. Qua l’aura di sacralità si mischia alla più tipica cialtronaggine indiana. Ed è proprio questo che la rende così tremendamente affascinante per chiunque.

PUSHKAR LA SACRA

Pushkar è una delle città più antiche dell’India ed anche una delle più sacre. Il suo piccolo lago, attorno al quale si sviluppa l’abitato, fu creato da una lacrima di Brahma: il dio a capo del Pantheon induista. Ed anche per questo, qua, si trova uno dei pochissimi templi al mondo a lui dedicato. Una sorta di mecca Hindu, dove ogni induista deve venire almeno una volta nella vita. Centinaia di templi, santuari, tempietti e altarini costellano l’intera città ma il sancta sanctorum, assieme al tempio di Brahma, è proprio il lago centrale.

Decine di ghat (scalinate) di pietra bianca scendono dalle strade fino alle sue acque per permettere ai fedeli di fare la puja, o bagno rituale. In segno di rispetto bisogna essere scalzi a bordo lago. Anche se gli indiani sonnacchiosi preposti al controllo sembrano aver compassione degli stranieri. Permettendo loro di tenere i calzini, per affrontare lo slalom gigante tra escrementi di scimmia, topolini di passaggio e sporcizia varia.

SPIRITUALITA

Arrivati a bordo del lago la spiritualità però si sente. E lo spettacolo è davvero incredibile. Donne con sari variopinti che sembrano statue di puro colore in emersione dalle acque torbose del lago, il riverbero vivo della luce sulle scalinate bianche che ti acceca e ti rapisce e i colori tenui e pastello delle case tutto intorno. La luce qua ha un ruolo fondamentale. E’ veramente tutto. Gli edifici attorno al lago sono bassi o addirittura assenti in certi punti e ciò permette alla luce di dominare la scena.

Si viene letteralmente abbagliati e ci si dimentica della sporcizia, dell’odore pestilenziale che in certe stagioni si respira lungo le sponde, e degli almeno cinque tentativi di truffa che si sono subiti da quando si è entrati in città. E non si può far altro che contemplare quel bagliore, che sia fosco perché piove, che sia accecante perché è mezzogiorno o che sia caldo e rossastro per il tramonto. “La sostanza della pittura è luce” (A. Derain) ed infatti a Pushkar sembra proprio di essere in un quadro.

LE LITURGIE 

Pushkar è anche la città dei riti. C’è un rito per qualunque cosa. Da quelli religiosi nei templi o negli altarini improvvisati ai bordi delle strade, a quelli per la compravendita dei cammelli, a quelli per l’acquisto della solita paccottiglia da turista. Offerta di thé, mostra della mercanzia, offerta, rilancio e contrattazione: tutto in questo liturgico ed immutabile ordine. Ma la forma rituale più diffusa in città è sicuramente quella riguardante l’alimentazione. Pushkar è una città vegetariana, in tutto e per tutto. Qua la carne non si trova e, a detta di molti, non si troverà mai.

Per entrare in città bisogna passare una sbarra (con relativo pagamento di un obolo, altro rito) e dichiarare di non aver con se né carne, né alcolici né droghe, tre cose proibitissime in questo posto che vuole rimanere puro, perlomeno nelle regole. Poi ci si fa una bella risata quando, in uno dei tanti ristoranti, davanti ad una birra fresca di contrabbando, il cameriere propone l’acquisto di un intero panetto di hashish “Fumo di Shiva” (versione blended, un po’ come il whisky). E si capisce che anche qua le regole sono state fatte per essere infrante. Ma quando si chiede al suddetto cameriere un piatto di pollo tandoori (se uno sgarra, allora che sgarri fino in fondo), questo, quasi offeso, risponderà “No sir, no meat in Pushkar”. Ma comunque Pushkar, la città dei contrasti, val bene una cena vegana.

INFO

Pushkar si trova a metà strada tra Jaipur (145 km) e Jodhpur (186 km) raggiungibili rispettivamente in due ore e mezza e tre ore e mezza di auto. Pushkar potrebbe essere un ottimo pit-stop di un paio di giorni tra la vista delle due città. Il clima è quello tipico del Nord dell’India con inverni miti, primavere torride ed estati tendenzialmente piovose ed interessate dai monsoni. Il periodo migliore per visitare Pushkar è dunque tra Ottobre ed Aprile (il momento migliore è sicuramente durante la Camel Fair, di solito a Novembre, quando la città diviene la scena di una delle fiere di cammelli più grandi al mondo). 

LEGGI L’ARTICOLO SULLA FIERA DEI CAMMELLI DI PUSHKAR

A Pushkar non sono presenti molte strutture di lusso; l’unica struttura di alta categoria è l’ Ananta Spa & Resorts (www.anantahotels.com) che si trova appena fuori dal centro. Altre sistemazioni possono essere lo Jagat Palace (hotelpushkarpalace.com), un po’ vetusto ma di sapore, il Gulaab Niwaas (www.gulaabniwaas.com) o uno dei tanti Desert Camp attorno alla città.

Tra le attività si raccomanda una passeggiata a cavallo nel deserto attorno alla città. Chi volesse fare di questo sport la principale attività durante la visita, si consiglia di alloggiare allo Shannu’s Ranch Inn, un piccolo Boutique Eco Hotel dove si possono organizzare programmi sia per principianti che per esperti.

Testo di Federico Sigali

Foto di Federico Sigali

 

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