IL GRANDE RITORNO DI GUCCI

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Gucci torna a Firenze nel 1921, dopo aver lavorato da emigrato a Parigi e a Londra. Appena rientrato nella città natale comincia ad aprire una serie di negozi di pelletteria, nei quali propone anche degli articoli da viaggio e qualche accessorio per l’equitazione. Il marchio della casa prende la sua grafica proprio dall’ambito equestre. Prima col morsetto e la staffa, poi con la coccarda verde-rosso-verde ispirata al sotto sella del cavallo. Dopo Firenze Gucci apre anche a Milano e a Roma, in via Condotti, aiutato dai figli. La sua fortuna cresce grazie anche all’uso di materiali originali e meno costosi come lino, canapa e Juta. Molte delle sue creazioni sono passate alla storia. Come il foulard Flora creato per Grace Kelly, o altri accessori usati dalle dive come Audrey Hepburn, Jackie Kennedy, e Maria Callas. Oggi il marchio vanta anche un Museo in Piazza della Signoria a Firenze nel vecchio palazzo del Tribunale della Mercanzia. Ed è fortemente impegnato con il suo Chime for Change nella lotta contro la violenza sulle donne.

La Milano Fashion Week

Gucci torna alla fashion week dopo tre anni di assenza e la sua presenza crea un’esplosione su Instagram, che incorona il marchio come due volte più social di Prada. È sempre online che questo brand regna per un altro motivo. Sebbene si tratti di capi e accessori di lusso, Gucci è reperibile anche in rete a prezzi più convenienti, come si evince da diversi store come ad esempio YOOX. D’altronde, possedendo un Gucci, si è consapevoli di acquistare un qualcosa di classico, che non c’entra nulla con le mode passeggere, e le vendite impazzano.

La sfilata di quest’anno, tra l’altro, cade nel quinto anniversario dalla nomina a direttore creativo di Alessandro Michele. E ha fatto il pieno di interazioni su Instagram anche grazie alla presenza di ospiti d’eccezione come Chiara Ferragni, Dylan Sprouse, Quavo Huncho e Rickey Thompson. Un grande risultato che, secondo Blogmeter, pone Gucci in cima al suo Instagram Fashion Index, seguito da Prada, Alexander McQueen, Armani e Fendi. In attesa di sbarcare sulle passerelle di Parigi, Gucci, guidata da Alessandro Michele, ha puntato, estremizzandoli, sui caratteri più progressivi dello stile contemporaneo, con un percorso che rivaluta l’infantilismo fino a ricollocarlo nello stile scolastico. Una scena vissuta sotto il ritmo della regressione, scandita dalla presenza del Pendolo di Foucault, in uno scenario da aula magna e la determinazione di far saltare ogni riferimento logico, pur di imporsi. Nel quinto rave di compleanno infatti le note che descrivono la collezione sono scritte su un foglio protocollo, accuratamente piegato, secondo lo stile caro ai vecchi temi da svolgere in classe e consegnare alla fine. Intanto sfilano sulla passerella i futuri oggetti del desiderio, firmati dal marchio, come le borsette di latta e i sandaletti con l’occhio di bue sui calzettoni grossi.

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