VITA? O TEATRO? CHARLOTTE SALOMON A PALAZZO REALE

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Arriva per la prima volta in Italia l’opera Vita? o Teatro? di Charlotte Salomon. A Palazzo Reale, fino al 25 giugno, la struggente testimonianza di una giovane ebrea nell’Europa dei totalitarismi e della persecuzione razziale. 

LA MOSTRA

Autoritratto, Charlotte Salomon

Autoritratto, Charlotte Salomon

Palazzo Reale porta per la prima volta in Italia Vita? o Teatro?, il capolavoro di Charlotte Salomon. Un’opera che unisce arte e storia, testimoniando in maniera struggente la follia dell’Europa dei totalitarismi e delle persecuzioni razziali.

La mostra si struttura in tre sezioni che richiamano la divisione dell’opera stessa in un prologo, un corpo centrale ed un epilogo. L’opera si compone di mille fogli, spesso dipinti e scritti su entrambi i lati, tra i quali l’autrice ha selezionato una serie numerata di circa ottocento tempere per il racconto definitivo. 

UN’OPERA D’ARTE TOTALE

Frame 6 JHM 4179 I racconti della madre Franziska alla bambina

Frame 6 JHM 4179 I racconti della madre Franziska alla bambina, Charlotte Salomon

Charlotte Salomon decise di dipingere la storia della sua vita durante una travagliata crisi esistenziale. Nel 1939, la giovane artista fugge da Berlino e trova rifugio nel sud della Francia. In meno di due anni, tra il 1940 e il 1942, produce un’incredibile serie di immagini, costruite con un disegno possente e colori di forte espressività. Mette insieme oltre 1300 tempere, veline, annotazioni musicali. Crea una sintesi delle arti con elementi appartenenti alla pittura, alla letteratura, alla musica, al teatro, al cinema e al fumetto. Charlotte Salomon concepisce Vita? o Teatro? come un Singspiel – un dramma con musica – suddiviso in tre parti. I personaggi dell’opera sono suoi familiari e amici, ai quali vengono dati nomi immaginari, la stessa autrice vi compare nelle vesti di Charlotte Kann. La Salomon interpreta la sua storia biografica fondendo realtà e finzione.

VITA? O TEATRO? LA TRAMA

 Charlotte-Salomon

Charlotte Salomon

Il prologo dell’opera narra i primi anni di vita dell’artista a Berlino, fino al 1937. La sezione principale è dedicata alla sua formazione e al suo grande amore, l’insegnante di canto Alfred Wolfsohn (alias Amadeus Daberlohn), nonché alla relazione di Wolfsohn con lei e con la sua matrigna, la cantante d’opera Paula Salomon-Lindberg (alias Paulinka Bimbam). L’epilogo riguarda gli anni tra il 1939 e il 1942, trascorsi da Charlotte nel sud della Francia, e vi si narra anche della nascita di Vita? o Teatro? L’opera era conclusa da pochi mesi quando, nell’ottobre del 1943, all’età di ventisei anni, Charlotte Salomon veniva deportata e uccisa ad Auschwitz. Al momento della morte, l’artista era incinta di cinque mesi.

LA SAGA FAMILIARE

Charlotte Salomon che dipinge in giardino a Villefranche-sur-Mer, 1939 circa

Charlotte Salomon che dipinge in giardino a Villefranche-sur-Mer, 1939 circa

All’origine del suo capolavoro autobiografico vi è la necessità di Charlotte di confrontarsi con il tragico passato della sua famiglia e con l’esperienza di ebrea vissuta nella città di Berlino. A seguito del suicidio della nonna, nel 1940, e della scoperta della lunga catena di suicidi del ramo materno della sua famiglia, Charlotte sentì di essere davanti ad una scelta. Togliersi anche lei la vita o intraprendere “qualcosa di davvero totalmente folle.” Andò in ritiro e, in un impeto di travolgente energia creativa, cominciò a dipingere. Durante l’estate del 1942, nell’albergo in cui alloggiava a St. Jean Cap Ferrat, Charlotte Salomon lavorò giorno e notte per completare la sua opera. Dopo averla conclusa, affidò Vita? o Teatro? al dottor Moridis di Villefranche-sur-Mer dicendogli: “C’est toute ma vie.”

LA SCOPERTA DELL’OPERA DI CHARLOTTE SALOMON

Al termine della guerra il dottore consegnò i dipinti a Ottilie Moore, alla quale erano dedicati. L’americana Ottilie Moore aveva offerto ospitalità a Charlotte e ai suoi nonni nella propria villa di Villefranche. Nel 1947 donò l’opera autobiografica e un autoritratto di Charlotte ai genitori dell’artista. 

Albert e Paula Solomon, che non sapevano nulla dell’esistenza di Vita? o Teatro?, fecero realizzare cinque scatole rivestite di tessuto, e i dipinti rimasero conservati lì dentro per oltre dieci anni. Nel 1959 i Salomon richiamarono l’attenzione dello Stedelijk Museum di Amsterdam sulla serie e nel 1961 il museo allestì un’esposizione dell’opera. Il 20 novembre 1971 Albert e Paula Salomon donarono la serie allo Joods Historisch Museum di Amsterdam, dove è tuttora conservata a cura della Fondazione Charlotte Salomon.

LO STILE DI CHARLOTTE SALOMON

Frame 20 JHM 4304 I nazisti vanno al potere.

Frame 20 JHM 4304 I nazisti vanno al potere.

Le tempere di Vita? o Teatro? sono dipinte in modo alquanto libero. Non ci sono linee di contorno; anzi, linee irregolari spesso attraversano l’immagine. La tavolozza, luminosa e colorata, richiama la scelta di Charlotte di usare solo i tre colori primari e il bianco.

Nel progredire dell’opera, lo stile cambia. All’inizio dipinge scene narrative utilizzando colori intensi; queste poi cedono il passo a immagini sommariamente abbozzate. Verso la fine, le pennellate diventano sempre più rapide, come se Charlotte sapesse che il suo tempo si stava esaurendo. Una sola cosa rimane immutata per tutta l’opera: la raffigurazione dei personaggi è sempre resa con poche linee rapide. Charlotte ritrae se stessa e la sua famiglia con una mescolanza di calore emotivo e distacco narrativo. 

L’INFLUENZA DEL CINEMA NELL’OPERA DELL’ARTISTA

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Il lavoro di Charlotte è influenzato dal cinema, un modello di rappresentazione visiva in sintonia con la sua personalità. L’artista crebbe in un’epoca in cui il cinema, in piena fioritura e trasformazione, stava passando dal muto in bianco e nero al sonoro a colori. Vita? o Teatro? può essere paragonato allo storyboard di un film. Vi sono elementi tipici, quali la concentrazione di più fotogrammi in un’unica immagine, gli improvvisi primi piani, i successivi zoom in avanti e indietro sulle scene. Spesso un foglio presenta vari mezzibusti affiancati alle relative parole dipinte, secondo un espediente che ricorda i cartoni animati. I personaggi indulgono in lunghi monologhi con espressioni del volto sempre mutevoli.

IL RUOLO DELLA MUSICA NELL’OPERA DELL’ARTISTA

Sembra che Charlotte, mentre dipingeva o scriveva, canticchiasse o sussurrasse melodie tra sé e sé. Il suo lavoro è pieno di riferimenti musicali ad opere liriche e canzoni popolari, che ricorrono in più punti di Vita? o Teatro? Spesso Charlotte utilizza la musica come nei film, per accentuare lo stato d’animo ed enfatizzare la declinazione emozionale della scena. In altri casi agisce al contrario: sceglie una musica del tutto opposta all’atmosfera rappresentata, in modo da conferire un tono ironico alla scena. Charlotte fu introdotta alla musica dalla matrigna, Paula Salomon-Lindberg, famosa per le sue interpretazioni operistiche e delle cantate di Bach.

GLI SCRITTI E I DIALOGHI NELL’OPERA DELL’ARTISTA

Frame 74 JHM 4817 Daberlohn: “Vedi quella macchiolina là in alto? Si tratta di Io e Giove.”

Frame 74 JHM 4817 Daberlohn: “Vedi quella macchiolina là in alto? Si tratta di Io e Giove.”

Dipinta con l’uso esclusivo dei tre colori primari, l’opera si dipana in una progressione temporale che scandisce i diversi momenti biografici dell’artista. La complessità narrativa viene chiarita tramite l’abbinamento alla pittura di interventi scritti, veri e propri dialoghi.

Gli scritti, che nella prima sezione sono distribuiti in fregi grafici su veline da sovrapporre alle tempere sottostanti, nelle altre due sezioni fanno parte integrante delle immagini. La pittura si fa carico di dipingere anche i testi del racconto. Andando avanti, il linguaggio visivo dell’opera subisce un’ulteriore metamorfosi. Nella prima sezione le figure sono rappresentate privilegiando ancora i procedimenti di un espressionismo minuzioso. Nelle due sezioni successive tutto tende a diventare frenetico, ansioso, vorticoso. Discorso e personaggio, dialogo e scena, racconto e visione tendono a fondersi in un unico linguaggio.

VITA? O TEATRO?

Come se avvertisse la fine, Charlotte accelera il lavoro e ne stringe i tempi. Le pennellate diventano veloci e violente in un crescendo di drammaticità del racconto autobiografico. Lo stupore dell’infanzia, spesso rievocata con tocchi umoristici, cede a mano a mano il passo alle irrequietezze della gioventù. Charlotte rappresenta anche il nazismo giunto nel frattempo al potere. Vita? o Teatro? ci trascina così dentro la Storia, che Charlotte condensa in tempere dalle quali si coglie la malvagità che l’avrebbe poi condannata alla morte ad Auschwitz. Nelle terza sezione, che racconta la vita della profuga Charlotte nel sud della Francia, la potenza delle immagini diventa dirompente. Il linguaggio diventa aspro e sembra fondersi nella stessa materia che intende narrare. Esperienza e ricordo, realtà tragica e rappresentazione sono indistinguibili, come, appunto, la vita e il teatro.

Palazzo Reale Milano

Piazza del Duomo 12, Milano

Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì\mercoledì\venerdì 9.30-19.30; giovedì\sabato 9.30-22.30

Biglietto intero € 10

www.palazzoreale.it 

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