AFGHANISTAN ANNI 60 NELLE FOTO DI WILLIAM PODLICH

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L’idea dell’Afghanistan nell’immaginario collettivo occidentale è legata a orribili scene di guerra, degrado e violazione dei diritti umani. Infatti, nonostante sia solo dall’11 settembre 2001 che questo paese sia continuamente sotto i riflettori dei mass media mondiali, l’Afghanistan è teatro da oltre trent’anni di continue guerre e disordini che hanno ridotto questo paese dalla cultura millenaria a un cumulo di macerie e degrado.

Quello che però pochi sanno è che l’Afghanistan, fino all’inizio dei disordini degli anni ’70, era un paese ricco, civile e molto all’avanguardia.

AFGHANISTAN ANNI 60 

Ripercorriamo la vita quotidiana in quegli anni felici attraverso le immagini amatoriali del dottor William Podlich che nel 1967 si trasferì con le figlie Peg e Jan dall’Arizona a Kabul per lavorare con l’UNESCO. Foto dell’Afganistan anni 60 che sembrano scattate in un paese europeo e che sono molto simili alle immagini dell’Italia nello stesso periodo. 

La semplice quotidianità, la spensieratezza e l’atmosfera serena che si respira in queste foto non sembra possibile se paragonata alle immagini degli orrori di oggi. Eppure è tutto vero. Vi proponiamo questo viaggio fotografico attraverso l’Afghanistan con la speranza che, usando le parole di Khaled Hosseini, un giorno gli aquiloni tornino a volare sul cielo di Kabul.

Jan e Peg Podlich ai Paghman Gardens di Kabul, oggi completamente distrutti dai bombardamenti americani. L’abbigliamento delle due ragazze nell’Afghanistan anni 60 è, nell’Afghanistan di oggi, impensabile.

DONNE AFGHANE 

Ragazze afghane al ritorno da scuola. Fino agli anni ’70 non vi era disparità nell’educazione scolastica maschile e femminile. La scuola dell’obbligo arrivava per tutti fino al liceo e successivamente si poteva accedere all’università per meriti, senza discriminazioni di genere. Inoltre era vietato l’uso del Burka all’interno delle strutture scolastiche. 

Studenti nella classe universitaria in cui insegnava il dottor William Podlich. Nell’Afghanistan anni 60 le classi erano miste e sconvolge l’uso delle minigonne da parte delle ragazze afgane. 

Peg Podlich, nelle foto sopra, ha recentemente dichiarato:

“Certo c’erano molte differenze culturali tra Arizona e Afghanistan, ma lì ho avuto alcune esperienze molto interessanti ed affascinati. Le persone erano amichevoli e disponibili. Non ho mai avuto nessun problema o difficoltà, nonostante fossi una teenager straniera. Erano sempre tutti gentilissimi” 

I BUDDHA DI BAMIYAN 

Uno dei due Buddha di Bamiyan, enormi sculture scavate nella roccia (una alta 38 metri e l’altra 54) classificabili come le sculture di Buddha più grandi del mondo. Nonostante fossero un enorme patrimonio culturale, sono state distrutte dai talebani nel 2001. L’UNESCO si è impegnata nella loro ricostruzione. 

Nella primavera del 1968 i Podlich fecero un viaggio in autobus verso il Pakistan (Peshawar e Lahore). Queste alcune immagini. 

Il tunnel di Salang, nella provincia di Parwan, permette il collegamento tra l’Afghanistan del nord e quello del sud senza dover valicare il difficoltoso passo di Salang, sulla catena montuosa di Hindu Kush. Il tunnel fu inaugurato nel 1964 e per l’epoca fu una costruzione molto all’avanguardia

Una pompa di benzina nei pressi di Kabul nell’Afghanistan anni 60.

Il palazzo reale di Kabul. Il re Mohammed Zahir Shah regnò dal 1933 al 1973, segnando un lungo periodo di pace e progresso nel paese. Nel 1973, proprio mentre si trovava in vacanza in Italia, un colpo di stato ne segnò la discesa dal trono.

Un insegnante dell’Università di Kabul nell’Afghanistan anni 60.

 

Giovani studenti afgani tornano a casa dall’università.

Fotografie che ritraggono la città di Kabul e scene di vita quotidiana dell’ Afghanistan anni 60. 

American International School of Kabul. Classe di Inglese avanzato. Peg Podlich è sulla sinistra. 

Parcheggio della scuola internazionale di Kabul. La scuola, inaugurata nel 1959, venne chiusa nel 1979 ed oggi non esiste più.  Al suo posto sorge l’American University dell’Afghanistan che è momentaneamente chiusa. 

LA FAMIGLIA PODLICH 

Jan Podlich mentre fa acquisti ad Istalif. Molto forte la differenza tra il suo abito corto e smaniato e il burka della donna a destra nella foto. Peg Podlich ha successivamente dichiarato: 

“Atterrammo a Kabul in un’assolata mattina di giugno. Incontrammo mio padre (…) ed entrammo a Kabul a bordo di un Kombiò (una specie di vecchio suv). Ero molto stanca ma ricordo di esser stata affascinata dalla vista di fantasmi variopinti che procedevano ai bordi delle strade. Mio padre spiegò che c’erano delle donne sotto quei chadrie che alcune dovevano indossarli in pubblico. Non li chiamammo mai burka. A seconda della zona del paese, le donne praticavano la purdah (uso islamico della copertura) in maniere diverse, tuttavia non era assolutamente obbligatorio né lo stato vedeva la pratica di buon occhio”

Studentesse di medicina all’università di Kabul. 

Un gruppo di uomini afgani di fronte ad Istalif, cittadina centenaria 18 miglia a nord di Kabul. Il villaggio fu distrutto dai bombardamenti della guerra alla fine degli anni ’90.

 

 

LIBRO CONSIGLIATO

 

Per approfondire la storia dell’Afghanistan ed il passaggio da un regime di pace e serenità ad un’altro di guerra e terrore, consigliamo la lettura dei romanzi di Khaled Hosseini, in particolare del suo best-seller ‘Il Cacciatore di Aquiloni‘.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Testo di Federico Sigali

Foto di William Podlich 

 

 

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